17/02/2022 17:00
Questa disciplina aveva ed ha bisogno di una profonda riforma e i primi a poter dare indicazioni su quali possano essere le attuali criticità del sistema futsal dovrebbero essere le società che vivono quotidianamente le difficoltà e le carenze di questa disciplina. Quindi ci aspettavamo da parte della governance, oltre che un primo passaggio attraverso i consiglieri presenti sul territorio per tastare eventuali proposte relative ad una riforma, anche l’apertura ad un dialogo sviluppato attraverso questa benedette consulte, da tutti sbandierate in campagna elettorale, sia nella precedente che in quest’ultima e mai nate.
È chiaro che quando le scelte sono così drastiche un minimo confronto con chi le deve subire ci dev’essere, anche e soprattutto per correggere eventuali “sviste” che saltano agli occhi nell’immediato solo a chi le vive sul campo. Questa riforma, per lo meno cosi come la si vorrebbe imporre, crea diverse anomalie, anche di ordine normativo federale oltre che morale ed in certi territori, come ad esempio le Isole, la Sardegna in modo particolare, sarà quella a subire maggiormente gli effetti negativi immediati di questa scelta se vogliamo prematura.
Proviamo ad analizzare le varie situazioni che si presenteranno al varo di questa riforma se dovesse, ma spero di no, entrare in vigore già dal prossimo campionato con la formula ufficializzata nel fresco comunicato.
Punto primo: norme federali
Come ci si deve comportare se una società ha diversi accordi economici triennali depositati? non credo possa strapparli, giusto? La risposta sarà: la norma prevede che tu non debba inserirne più di… Non che non li possa tesserare… Certo e questo costringe quindi le società dilettantistiche a pagare atleti da tenere in tribuna… Non mi sembra una soluzione, scaricare sulle società una distorsione della norma per salvare questa stravagante idea.
Punto secondo: moralmente scorretto
In sostanza con questa riforma potrebbero essere tagliati quei giocatori Italiani nati all’estero che hanno giocato con la maglia della Nazionale, quindi doppiamente Italiani in quanto hanno rappresentato la nostra Nazione in giro per il Mondo e gli si dice… “tu da oggi non puoi più essere considerato un Italiano o comunque sei un Italiano con della limitazioni. Non credo ci possa far onore voltare la faccia a chi va in guerra per difendere il nostro territorio, salvo poi, a guerra finita, dirgli arrivederci e grazie.
Punto terzo: ripercussioni della riforma sui vari territori regionali
Mi sembra evidente che con il taglio cosi netto degli italiani non formati, si dovrà ricorrere a giocatori che abbiano almeno esperienza e non essendo ahimè tantissimi, ci sarà una rincorsa dalle società di Serie A verso i migliori formati di A2 andando ad impoverire questa categoria, con la conseguenza che le società di A2 andranno a saccheggiare i roster della Serie B, costretti a loro volta a pescare in Serie C, con la conseguenza che tutte le categorie avranno dei roster tecnicamente meno validi delle stagioni precedenti e dei costi ovviamente più alti in quanto l’offerta sarà certamente inferiore alla richiesta. Offerta che, per restare nella mia regione, sarà chiaramente molto limitata per via di un bacino di utenza limitato alla sola città di Cagliari e paesi limitrofi, in quanto anche i campionati di Serie C si sono sviluppati per l’80% nel capoluogo sardo.
A questo punto cosa chiediamo? Chiediamo che questa riforma si possa sviluppare diluendola senza dubbio in più anni, per dar modo alle società di programmare e digerire il cambiamento e che vengano prese in considerazione le eventuali proposte dei rappresentanti di categoria, magari istituendo quelle famose consulte dichiarate necessarie da tutti i neo-presidenti eletti e portate avanti con grande successo da parte dell’Ing. Tonelli, il vero uomo delle riforme di questa disciplina. Ora il presidente Tonelli non è più nel direttivo di questa Divisione, è vero, ma ci sono i vari Zaccardi e Salviati, consiglieri che hanno vissuto i vari passaggi, dal calcetto al futsal, passando per il calcio a 5.
Chiudiamo piuttosto l’era degli Under obbligatori in panchina, cosa oltre che oltre ad essere inutile è ridicola, umiliante per questi ragazzi: pensate a chi deve viaggiare in aereo alle 6 del mattino, quindi spesso sveglia alle 4,30 consapevoli che non giocheranno neanche un solo minuto. Inseriamo invece una norma che preveda il loro utilizzo e non semplicemente la loro presenza. Ecco questa è una riforma ed una tutela seria per i giovani e non il taglio immediato dei non formati. Sono a favore della limitazione, ma graduale e soprattutto salvaguardando chi è residente in Italia da almeno cinque anni e, magari, si è stabilito in Italia per scelta.
Marco Vacca