24/03/2026 17:00
Quando c’è una struttura solida dietro, tutto lo spettacolo ne beneficia. E nelle finali di Coppa Italia, dove ogni dettaglio può fare la differenza, questo tipo di organizzazione diventa un valore aggiunto enorme. La Chemiba Cerreto d’Esi esce sconfitta dalla finalissima di Coppa Italia di Serie C, ma è sicuramente vincitrice per quanto riguarda l’organizzazione delle semifinali dell’evento in casa propria: una giornata attenta a ogni particolare, capace di valorizzare al meglio questo momento decisivo della stagione. Abbiamo fatto una chiacchierata con il patron della Chemiba, Andrea Zenobi, vice-presidente dell'A.P.D. Cerreto d'Esi.
- Sabato scorso, mentre ero al PalaTriccoli di Jesi e stavo lavorando, mi è capitato di sentire un componente della Divisione Calcio a 5 pronunciare queste parole (al rientro dalle semifinali di Cerreto): “Mi sono piaciuti molto, la Chemiba è una società davvero seria e disponibile”.
“Per me significa tantissimo. Serietà, disponibilità e spirito di collaborazione sono valori fondamentali: sono le basi per costruire, nel tempo, una società solida, concreta e affidabile. Quest’anno, più di ogni altro, abbiamo davvero dato il nostro meglio: ogni energia, ogni risorsa, con l’obiettivo di rendere tutto il più possibile impeccabile. Per questo, sentire parole del genere mi emoziona e mi riempie di orgoglio. È la conferma che il lavoro fatto- gli sforzi organizzativi, gli orari complicati, gli incastri con gli impegni lavorativi e le corse contro il tempo- è stato visto e apprezzato. E questo, alla fine, rappresenta la soddisfazione più grande”.
- Dopo le Finals di Coppa Italia regionale, la Chemiba è riuscita a fare una figura eccellente anche nell’organizzazione di quella nazionale: che esperienza è stata per voi?
“Siamo più che soddisfatti di come siamo riusciti a organizzare anche questo secondo evento. Abbiamo lavorato in costante contatto con la Divisione Calcio a 5, rispondendo con puntualità a ogni richiesta e mettendo in campo tutti i mezzi a nostra disposizione per far funzionare al meglio l’intera macchina organizzativa. È stata un’esperienza diversa rispetto alle Finals Cup di gennaio: in quel caso eravamo noi a gestire tutto in prima persona, decidendo ogni dettaglio. Qui invece, trattandosi di un evento nazionale, c’erano standard e requisiti ben precisi da rispettare, oltre a strumenti e servizi da garantire. Proprio per questo, la collaborazione con la Divisione è stata fondamentale: si è creato un ottimo rapporto, fatto di disponibilità reciproca e supporto costante. Un vero lavoro di squadra, che ha reso tutto più fluido e ci ha permesso di raggiungere un risultato di cui siamo davvero orgogliosi. Ci auguriamo di poter ancora collaborare con loro in futuro per altre manifestazioni di tale portata”.
- Passiamo al campo: una semifinale dominata, contro la formazione data per favorita, il Montello, che ha portato la Chemiba a giocarsi la finalissima di Jesi. L’epilogo non è stato quello sperato, ma avete comunque portato in alto il vostro nome e quello delle Marche, sfiorando un’impresa fino a qualche mese fa (viste le dinamiche interne) impensabile: quanto orgoglio c’è nei confronti dei tuoi ragazzi?
“La semifinale l’abbiamo dominata, ed è stato evidente a tutti. Fin dai sorteggi della Coppa Italia regionale eravamo dati per sfavoriti, e andando avanti nel percorso nazionale non sono mancati nemmeno quelli che ci vedevano già fuori a ogni turno. Proprio per questo, il risultato acquisisce ancora più valore. Aver dato la disponibilità a organizzare le semifinali mesi prima di conquistare sul campo questo traguardo, ha acceso nella squadra una motivazione incredibile. Giocare in casa, davanti ai nostri tifosi, è stato qualcosa di speciale. Nessuno, forse nemmeno noi all’inizio, immaginava un percorso del genere. Ecco perché l’orgoglio è enorme: questi ragazzi hanno fatto qualcosa di straordinario, crescendo partita dopo partita, sia a livello individuale che come gruppo. È un percorso che parla da solo. Sono davvero fiero di loro. E lo sono anche di Maurizio Buratti, che rappresenta il cuore pulsante di questa società: con la sua passione e il suo attaccamento ha saputo tenere tutti uniti nei momenti più difficili, facendo da vero collante”.
- L’ultima domanda riguarda i vostri tifosi, cresciuti nel tempo; tifosi che vi hanno supportato davvero tanto, soprattutto nei momenti più complicati, non lasciandovi mai soli: avrete perso sul campo, ma questa che ho descritto è o non è una bellissima vittoria?
“Certo che è una vittoria. Cerreto d’Esi è un paese di poco più di 3.000 abitanti, ma in momenti come questi riesce a unirsi e a mostrare tutta la sua forza. Siamo entrati nel cuore della gente, e i nostri tifosi lo hanno dimostrato in ogni occasione: non solo nelle semifinali in casa, ma soprattutto nella finale di Jesi, dove hanno sostenuto i ragazzi dall’inizio alla fine senza mai fermarsi. Dopo il periodo del Covid, uno degli obiettivi principali era riportare i giovani dentro lo sport, evitando che si allontanassero o si perdessero. Ci siamo riusciti, creando ben quattro gruppi Under (19, 17, 15 e 13) che oggi fanno parte attiva della nostra realtà. E insieme a loro sono arrivati anche i genitori, diventati i nostri primi e più appassionati sostenitori. Per me questa è una vittoria vera. È l’essenza dello sport: creare unione, essere un collante positivo, dare a tutti un motivo per emozionarsi, gioire e sentirsi parte di qualcosa di speciale”.
Alice Mazzarini