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27/07/2023 18:46

Varato il campionato Under 19 Nazionale. Ma servono altre regole per renderlo veramente formativo

La Divisione Calcio a 5 ha pubblicato il comunicato ufficiale n.10 (LEGGILO QUI) con il quale viene promosso il campionato nazionale Under 19, che prenderà il via il prossimo 8 ottobre. Viene ribadita l’obbligatorietà alla partecipazione per tutte le società iscritte ai campionati nazionali di Serie A, A2 Elite, A2 e B, la possibilità data alle società regionali di prendervi parte previa autorizzazione del Comitato di competenza, così come si sottolineano gli aspetti legati alla partecipazione dei giocatori al gioco.


Sarà possibile schierare solo calciatori nati dopo il primo gennaio 2005 comunque tesserati entro il 31/3/2024 e che abbiamo anagraficamente compiuto il 15° anno di età, con la concessione di due giocatori fuoriquota nati dal primo gennaio 2004 in poi. Ma non solo: le liste dei giocatori dovranno essere composte obbligatoriamente per almeno l’80% da giocatori formati, consentendo dunque di poter utilizzare anche due “non formati”. 


Già a suo tempo, quando venne partorita a fronte del Consiglio Direttivo di Ponti sul Mincio di inizio aprile, restammo decisamente stupiti apprendendo di questa regola, che va chiaramente e totalmente in contraddizione con il principio della Riforma Bergamini, che proprio a questi livelli dovrebbe creare le condizioni per il tanto decantato ricambio generazionale mirato alla valorizzazione e all’affermazione nelle categorie apicali di giovani prodotti dai settori giovanili italiani. E il ricambio si attua consentendo nell’Under 19 di utilizzare anche due giovani “non formati” (mediamente la quota del restante 20% si traduce in questa cifra), anche per quelle società di Serie B che in prima squadra di “non formati” possono schierarne solamente uno?


Ma le perplessità non si fermano solo all’aspetto della partecipazione al gioco. Il discorso è più profondo e tira in ballo la questione dell’organizzazione stessa del campionato e una serie di aspetti connessi ad essa. Il primo punto è legato proprio alla concezione della parola “nazionale”: se il campionato è nazionale per quale motivo si deve giocare sin dalle fasi iniziali su basi strettamente territoriali? Per quale motivo si vuole far credere che questo è un campionato formativo quando su nove mesi di svolgimento dell’attività, almeno sei vengono sviluppati obbligando le società a giocare partite prettamente a carattere regionale se non addirittura provinciale? 


Qual è il motivo per il quale devono venire strutturati gironi (leggi i tre laziali - sic! - oppure quello abruzzese, o calabrese della scorsa stagione, per non parlare di quello sardo) dove scendono in campo un manipolo di squadre e i calendari diventano degli autentici spezzatini? Come si può credere che una società può rimanere soddisfatta, e al tempo stesso i medesimi atleti, giocando in sei mesi di “regular season” dieci partite in tutto, con un turno di sosta obbligato ogni quindici giorni (se non tre settimane!) per restare allineati ai gironi composti da un maggior numero di squadre?


I flop della scorsa stagione (e non solo: qui il problema, sia ben chiaro, è di vecchia data) non sono stati sufficientemente evidenti da suggerire interventi strutturali mirati sia sul piano concettuale che organizzativo ma anche normativo? L’epilogo degli ultimi playoff, che ha sollevato critiche a non finire levando pesantemente l’indice su un regolamento evidentemente insufficiente (ricordate il “riciclo” delle cinque squadre che erano state eliminate al quarto turno, tre delle quali reimmesse in corsa per lo scudetto attraverso un turno di recupero?), ha insegnato che il merito di chi vince sul campo non va lontanamente rimesso in discussione, per di più con formule imbarazzanti e che sottolineano una mancanza di attenzione di chi ha congegnato lo sviluppo del tabellone che porta all’assegnazione dello scudetto?


Insomma, gli interrogativi non mancano e ci aspettiamo che questo campionato Under 19 Nazionale, se deve essere realmente il crogiolo della riforma bergaminiana, ossia la fonte destinata a produrre la nuova linfa per il nostro futsal in avvenire, venga gestito con tutta la lungimiranza possibile e immaginabile proprio in quest’ottica. Anche se, lo diciamo con tutta la franchezza del caso, questa categoria non diventerà mai il trampolino di lancio dei nostri giovani nel mondo del futsal che conta. Impostata e organizzata così non è formativa, non c’è un confronto costante a livello qualitativo tra le squadre e i partecipanti, non è un campionato performante perchè c’è troppa difformità proprio sul piano delle capacità tecniche, non si vive il clima del nazionale perchè la maggior parte delle trasferte vengono affrontate nell’arco di poche decine di chilometri. E il fine formativo del percorso non si completa perchè a chi arriva in prima squadra viene concesso pochissimo spazio, limitandone l’impiego occasionalmente nelle rotazioni.


E poi sono i numeri che dicono (parliamo sempre della Serie A) quanto possano subito impattare i giovani che vengono fuori dall’Under 19 Nazionale in una prima squadra. Quanti (e quali) sono costoro che negli ultimi anni hanno dimostrato di essere quegli elementi che appena terminato il cammino nelle giovanili, hanno immediatamente inciso negli equilibri delle prime squadre? Noi lo abbiamo verificato proprio analizzando i dati offerti dai canali istituzionali: perchè chi di dovere non prova altrettanto a farsi delle domande e (soprattutto) dare delle risposte?