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15/02/2022 10:10

Una riforma tutta da riscrivere: si stanno cancellando 20 anni di futsal e una Serie A di qualità

L’inizio della fine è stato varato. Ma non all’unanimità, perchè il solo Alfredo Zaccardi, colui che più di tutti ha contribuito - al fianco di Fabrizio Tonelli - per portare questo sport e l’Italfutsal a sfiorare per tre volte il titolo di campione del Mondo, si è opposto a quella che tutti hanno voluto ribattezzare come una svolta epocale per il calcio a cinque, ma che di fatto, dalla prossima stagione in avanti (e non sappiamo fino a quando), abbatterà il livello qualitativo dei nostri campionati nazionali, e in maniera evidente la Serie A, preferendo un incremento quantitativo dei giocatori italiani presenti sulle scene dei nostri tornei più importanti sostenuto da una più che ipotetica qualità dei nuovi protagonisti.


Una riforma, se vogliamo chiamarla con questo termine, che parte da una certezza e si avvia a trovare una soluzione intraprendendo un percorso nebuloso, fatto di ipotesi e teorie: la certezza è la nostra Serie A attuale, la soluzione finale sarà quella di avere un Serie A molto più italiana nel giro di un biennio, ma fatta da una larga componente di attori partecipanti che oggi non ci sono. O meglio, ci sono, ma non corrispondono ai canoni di un valore qualitativamente elevato che costituisce la carta d’identità del giocatore di futsal da presentare nell’attuale Serie A. Il grande dubbio di questa operazione è proprio questo: che Serie A ci troveremo davanti nella stagione 2023/2024 e quanti degli interpreti che, chi resterà sulla scena, dovrà esibire risponderanno ai requisiti di qualità che il massimo campionato di futsal deve gioco forza avere per conservare competitività e credibilità a livello internazionale?


L’unico senso che ha questa riforma è il fine: aumentare la presenza degli italiani. Ma il metodo è totalmente sbagliato e comporterà una lunga sequenza di problematiche che l’ineffabile legislatore di piazzale Flaminio non ha tenuto in conto. Oppure, se lo ha fatto, non gli ha dato l’importanza che meritavano.


Le prime riguardano gli effetti immediati, che si registreranno dal primo luglio prossimo. Società che hanno costruito le proprie rose per rispondere con giocatori all’altezza ai parametri imposti dal coefficiente di difficoltà della nostra Serie A, che saranno chiamate a rispedire a casa, nel migliore dei casi, il 50% dei “non formati” ingaggiati rispondendo alle regole attuali, creando le condizioni per un popolo di licenziati per (in)giusta causa che sarà costretto a salutare il Belpaese per andare a cercare fortuna altrove. E la cosa assurda è che stiamo parlando, in una consistente fetta dei casi, di cittadini italiani, con residenza stabile in Italia, con carta d’identità e passaporto italiani.


L’altra faccia della medaglia sarà rappresentata dalla reazione che le società manifesteranno davanti a questa situazione. C’è chi correrà ai ripari, ma quante potrebbero decidere di ridimensionare il proprio impegno agonistico perchè l’abbattimento sostanziale del livello qualitativo costituirà un deterrente per quegli imprenditori che magari avevano creduto nei margini di crescita in termini di popolarità di questa disciplina per immettere capitali?


E qui si consuma il primo clamoroso controsenso, perchè una governance che come punto di svolta per il rilancio del futsal, al di là del dialogo con i club, aveva posto una crescita sostanziale della visibilità mediatica sostenendo con forza da subito l’operazione-Sky e offrendo effettivamente una più ampia gamma di prodotti comunicazionali per supportare le progettualità di crescita della Serie A anche in tema di offerta, adesso va incredibilmente nella direzione opposta. Perché, invece di migliorare ulteriormente la qualità del prodotto da proporre e vendere televisivamente (da anni cavallo di battaglia per la monetizzazione della comunicazione implorata dai club), abbatte significativamente la forza-spettacolo delle squadre azzoppandole da un punto di vista qualitativo, con la conseguenza che invece di vedere in campo campioni del Mondo del pallone a rimbalzo controllato, a Salsomaggiore rischiamo di vedere tanti ragazzi volenterosi oppure gli ormai etichettati esodati del calcio, provenienti da un mondo lontano anni luce e lanciati sotto i riflettori della ribalta per dimostrare quello che non possono dimostrare.


E che cosa succederà nel prossimo mercato? Qualcuno si è fatto la domanda? Al netto dei club che probabilmente decideranno di mollare, a cosa assisteremo nella buona sostanza? Alla corsa agli acquisti di quei giocatori italiani (non vogliamo azzardare citazioni sul loro livello) che il futsal possiede nelle categorie inferiori. Dunque la Serie A cercherà di pescare in A2 e anche in B, l’A2 dovrà fare altrettanto tra i cadetti sempre che si perdano pezzi destinati a finire in Serie A per completare le rose. Ma a quali prezzi? I costi lieviteranno ed è inevitabile, perchè chi si dovrà privare dei propri migliori Under 25 metterà giustamente un costo sui cartellini, sarà favorita l’apertura di aste sistematiche con l’effetto che l’esborso lieviterà; con i trasferimenti verso la Serie A che impoveriranno la qualità dei club di A2, e a cascata quelli di B. Senza dimenticare l’ulteriore riforma che interesserà proprio la struttura del campionato di A2.


Perché il secondo effetto di cui questa riforma non ha tenuto conto è che lo scopo che aveva indotto al varo del progetto di trasformazione della seconda divisione nazionale, che proprio nella stagione 2023/2024 andrà a completarsi con l’attuazione dei due gironi della Serie A2 d’Elite, non avrà più senso. I migliori giocatori italiani, che avranno davanti a loro la concreta possibilità di misurarsi in Serie A, spingeranno per migliorare la loro posizione sportiva al di là di questioni di carattere vincolativo; per cui ci si ritroverà con una Serie A più italiana e una A2 d’Elite ancora più italianizzata, ma con rose implementate con giocatori a loro volta prelevati dalle categorie inferiori, che analogamente patirà il gap rispetto anche alla nuova Serie A. E lo stesso accadrà nel rapporto tra A2 d’Elite e A2, quest’ultima - dati alla mano - di fatto equiparata nei valori alla Serie B. Veramente da non credere!


Gli scenari che la riforma disegnano per il prossimo futuro sono assolutamente sconcertanti e portano inevitabilmente, nell’immediato, al deprezzamento del nostro futsal di vertice e al depauperamento, incondivisibile, della qualità della Serie A. Che si traducono in prospettive allarmanti in tema di competitività internazionale, tanto a livello di club quanto proprio di Nazionale. Pagheremo a caro prezzo la scelta di una riforma senza senso e che avrà come risultato un crollo della credibilità del calcio a 5 italiano sulla scena continentale prima e mondiale poi. Il presidente Bergamini ha citato che la riforma è stata attuata “per il bene comune”: noi diciamo che è stata solo un colpo di spugna su venti anni di futsal ricco di risultati importanti (ma anche di delusioni, per carità), che rappresentano, fino a prova contraria, un dato di fatto. 


Ma del doman non v’è (affatto) certezza!