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06/11/2023 14:30

Serie A, la riforma e il futuro: le verità di Francesco Cipolla. ''Questo futsal è tutto da rifare''

Le dinamiche del #futsalmercato estivo lo hanno tenuto a lungo in predicato di potersi accasare su qualche panchina di Serie A. D’altronde, per un tecnico che può vantarsi di essere tra i pochi ad aver raggiunto le semifinali delle maggiori competizioni nazionali, dallo scudetto alla Coppa Italia passando per l’ormai dismessa Winter Cup, le aspettative di una nuova occupazione dopo il biennio alla guida della Sampdoria erano logicamente importanti. Invece non se ne è fatto nulla e Francesco Cipolla, che nella sua carriera ha avuto anche la possibilità di vivere un’esperienza Oltralpe guidando l’ACCS e lasciandola capolista della D1 per dire si alla Feldi Eboli, alla fine s’è messo, come si dice, l’anima in pace aspettando che qualcosa accada. Accadrà?


- Francesco, intanto come stai vivendo questa fase iniziale della stagione da disoccupato di lusso?


“È una condizione che, diciamo, conosco bene. Sarà la sesta volta che subentro a stagione in corso. Le mie storie a Napoli, Accs Paris, Feldi Eboli e la stessa Sampdoria sono iniziate così. Sono ormai diventato… un esperto a riguardo! Analizzo le rose a disposizione, guardo le partite, metto da parte delle situazioni di gioco interessanti ed attendo la giusta chiamata con l'equilibrio e la serenità che mi contraddistinguono”. 


- Il campionato di Serie A ha per ora promosso solamente Olimpus e Genzano tra le squadre maggiormente accreditate dagli addetti ai lavori. Si attende che esploda la L84, all’appello mancano Feldi, Napoli e soprattutto Fortitudo Pomezia. Non è ancora il tempo di parlare di promosse e bocciate, però indicativamente cosa fa pensare la classifica attuale?


“Per quanto riguarda numeri e qualità dei roster, sono abbastanza allineato con la tua analisi. Ma da tecnico mi soffermo soprattutto sui livelli del gioco espressi e sull'atteggiamento collettivo a situazioni di difficoltà. Sono elementi che dicono molto di più di un risultato negativo, specie a questo punto della stagione. Feldi ed Olimpus hanno uno stato mentale di ferro e restano le mie favorite. Le altre sette, otto squadre con ambizioni da finale dovranno adeguarsi in fretta, altrimenti rischiano una stagione anonima”. 


- Nelle zone alte troviamo Meta e Sandro Abate ma anche Sala Consilina: posizioni confermate dai valori dei rispettivi collettivi?


“Si. Anche se ripeto, non è la classifica la massima discriminante che a mio avviso va guardata in questo momento. Sandro Abate benissimo, perché nonostante difficoltà oggettive di profondità di rosa, sta costruendo un'identità importante. Meta e Sala molto bene, hanno una mentalità combattiva e squadre organizzate”. 


- È giudizio unanime che il livello della Serie A si sia alzato. Facendo una attenta riflessione lo è stato per l’impiego dei migliori giocatori ’non formati’ a disposizione nei quintetti iniziali; ma con le rotazioni di ‘formati’ il livello qualitativo scende ed è lì che si fa la differenza realmente. Condividi questa valutazione?


“Si è alzato rispetto a quando? Ho vissuto campionati con Luparense, Acqua e Sapone, Pescara, Rieti, Kaos, tanto per citarne qualcuna, con rose piene zeppe di campioni internazionali. Si è equilibrato forse, questo si. Si può effettivamente perdere e vincere contro tutti. Detto ciò la tua valutazione è reale, la seconda rotazione resta un elemento decisivo ai fini del risultato”. 


- La riforma ha drasticamente ridotto la caratura della Serie A in primis e a cascata di tutte le categorie nazionali, ridimensionando il grado di competitività del nostro futsal a livello internazionale. Ma l’aspetto più imbarazzante è che non sono stati introdotti progetti per la valorizzazione nel breve periodo dei migliori giovani creando, anzi, un buco generazionale di non facile compensazione. Come giudichi tutto questo?


“Un disastro. Ho sempre sostenuto che i tempi di questa riforma siano stati troppo stretti. Ho condiviso i contenuti, ma bisognava dare alle società la possibilità di iniziare a formare seriamente le nuove leve. In Serie A una volta si arrivava dopo una lunghissima gavetta, per merito. Adesso sembra quasi diventato un diritto. E questo abbassa non solo il livello qualitativo, ma anche quello formativo, emotivo, competitivo e motivazionale”.


- Gli effetti della riforma quanto stanno incidendo secondo te nella realizzazione di quel ricambio generazionale che poi si riscontra nelle scelte per la Nazionale, dove ci si deve affidare a cinque ‘non formati’ per poter presentare in campo formazioni in grado di competere?


“È aumentato solo il numero di giocatori formati che vanno in distinta, ma la stragrande maggioranza del minutaggio resta appannaggio degli oriundi, specie nelle gare decisive”. 


- La tua ultima esperienza è stata nel campionato di A2. L’introduzione dell’A2 Elite è stata una scelta condivisibile o l’attuale articolazione dei campionati nazionali non corrisponde alle reali necessità della disciplina?


“Per tutto quello descritto sopra, sempre a mio avviso, no. Non ci sono ancora sufficienti risorse umane di livello professionale che possano sostenere tutte queste categorie. I numeri presentati restano ‘freddi’ per tutta una serie di argomenti troppo difficili da sviluppare in questa sede e questa modalità”.


- Come vedi il futuro, speriamo possibilmente prossimo, di Francesco Cipolla?


“Sicuramente in panchina. Sono innamorato della disciplina, nel bene e nel male. Sono un allenatore con tanto entusiasmo, un importante bagaglio di esperienza e consapevolezza. Credo molto nella mia metodologia, che ha portato tante soddisfazioni e risultati in Italia ed all'estero ed in tutte le categorie. Quindi sono pronto a rientrare nel momento in cui verranno a presentarsi le giuste condizioni. Senza fretta”.