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08/06/2022 17:08

Kakà e Pozzi, il 17 giugno l'appello alla Corte Federale (pensando al Collegio di Garanzia del CONI)

Venerdì 17. Una data da cerchiare in rosso sul calendario, ma non certo per questioni di scaramantica cultura. Venerdì 17 giugno, infatti, si discuterà l’appello presentato dall’avvocato Cozzone in merito alla nuova azione dei calciatori Kakà e Pozzi successiva all’inammissibilità dichiarata dal Tribunale Federale Nazionale al loro ricorso contrastante la riforma varata dal presidente Bergamini a metà del mese di febbraio. 


Ma quella della Corte Federale d’Appello, anche se la sentenza non dovesse portare  benefici decisionali riguardo le motivazioni addotte da Kakà e Pozzi nella loro secondo istanza, sarà di fatto una tappa di passaggio verso il Collegio di Garanzia del CONI che, nella sostanza, è l’organo deputato a stabilire se la riforma che la Divisione Calcio a 5 intende attuare sia congrua e in linea con quelle che sono le direttive del CONI sull’impiego dei tesserati cosiddetti formati, ossia se esista la giusta proporzione fra gli status e, quindi, venga rilevata una sostanziale disparità sull’utilizzo dei giocatori, italiani e non italiani. 


Argomento sul quale già in passato il CdG si è espresso per altre discipline, invitando le Federazioni interessate a riscrivere le regole adattandole alla normativa CONI che stabilisce al 50% la quota di giocatori non formati in Italia da presentere nelle liste di gara.


Questo potrebbe essere lo scenario che si verrebbe a disegnare dopo il 17 giugno, sempre che la decisione di secondo grado non vada a intervenire su quanto disposto dal TFN circa l’inammissibilità dei ricorsi avanzati da Kakà e Pozzi. Ai quali, va detto, si è aggiunta l’iniziativa di Victor Mello, che in via autonoma ha proposto ricorso al Tribunale Federale Nazionale per la equiparazione del suo status a quello dei formati in Italia: la sua udienza è stata fissata per il 30 giugno 2022


GLI EFFETTI DELLA RIFORMA - In attesa che si arrivi alle date dei nuovi dibattimenti, quello che era stato previsto sin dal momento dell’attuazione della riforma si sta puntualmente manifestando. Non sono poche le società che si lamentano della difficoltà a fare mercato contestando richieste di ingaggio onerose da parte soprattutto di calciatori formati, e questo sta frenando anche le operazioni di conferma che si effettuano in questo periodo. Uno scenario per niente paradossale, ma che rappresenta probabilmente l’aspetto più comune dell’introduzione di una normativa che solo in apparenza appare apportatrice di benefici ma che produrrà un sostanziale abbattimento sul piano della competitività media, a vantaggio solo di quei club che dispongono di un potere di acquisto notoriamente superiore alle altre. E siamo solamente all’inizio…