28/01/2026 17:33
Alle 20,30 di domani sera, alla Tivoli Arena di Lubiana, il secondo impianto polisportivo della capitale della Slovenia, l’Italia di Salvo Samperi si giocherà l’accesso ai quarti di finale dell’Europeo itinerante snodatosi tra, appunto, Slovenia, Lettonia e Lituania. Affrontiamo l’Ungheria, che al di là del piazzamento nel ranking continentale (è collocata al 20mo posto rispetto all’ottavo degli Azzurri), non ha certamente una tradizione favorevole con la nostra Nazionale, tanto che le uniche due vittorie magiare risalgono addirittura a quarant’anni fa, verificatesi tra il 1986 e il 1987. C’è poco da dire: anche se l’Ungheria ha gli stessi nostri punti, avendo battuto la Polonia per 4-2 nella gara iniziale del Gruppo D, ci sono mille motivi per credere che domani sera solamente un suicidio collettivo può costarci la qualificazione al tabellone finale.
Cerchiamo di essere onesti, sia intellettualmente che pragmaticamente: con tutto il rispetto per l’Ungheria, la nostra Nazionale avrà il suo destino delle proprie mani, arbitro del suo stesso futuro, almeno quello prossimo, con lo spauracchio della Spagna che già si avvista all’orizzonte, visto che sarà proprio la Roja di Velasco la sfidante, praticamente certa, del quarto di finale di domenica primo febbraio. Insomma, per come la vediamo noi, solo l’Italia può infliggersi il più eufemistico degli autolesionismi, per cui domani sera, seppur abbiamo dalla nostra parte due risultati a favore su tre, visto che anche chiudendo pari merito con i magiari passeremmo per la differenza reti generale (che abbiamo azzerato grazie al 4-0 alla Polonia, mentre l’Ungheria e a -2), preoccupiamoci solo a gestire al meglio un confronto che sulla carta ci regala i favori del pronostico e lasciamo all’Ungheria il compito di doversi scomodare alla ricerca dell’unico punteggio che la spedirebbe ai quarti, ossia batterci.
Ora, a valle delle due esibizioni che l’Italfutsal ha regalato alla Stozice Arena, vorremmo dire la nostra sulle prestazioni della squadra di Samperi, anche perchè ci saremmo un tantinello rotti le scatole di stare a sentire commenti in tono negativo e giudizi che, per come vengono espressi, sono più compatibili all’epoca di quando l’Italia vinceva il suo secondo Europeo ad Anversa dodici anni fa, piuttosto che alla realtà di una squadra lontana parente di quel Dream Team che ha trionfato nel 2014 ma che, e lo sottolineiamo nel ricordarlo, ha iniziato a lavorare con la nuova gestione tecnica con uno scopo ben chiaro: recuperare la sua credibilità internazionale e, come primo obiettivo, partecipare a #Euro2026. E proprio per questo, avendo centrato quel traguardo, va rispettata anche nei giudizi.
Siamo arrivati agli Europei dopo aver sbagliato solo la gara di ritorno con la Bielorussia, perchè a Malta non avremmo mai dovuto perdere quella partita (all’andata, era la prima giornata del girone di qualificazione, finì 2-2: ma, chiediamo, come si può prevedere che possa andare a finire?). Per poi rifarci sbarrando la strada al Kazakhstan in un doppio confronto del barrage che ci ha visti andare a vincere ad Astana veramente contro ogni pronostico, alla faccia di chi già stava preparando le esequie azzurre. E già questo risultato deve essere valutato come un primo importante passo in avanti nel processo di rilancio della nostra Nazionale. Possiamo dire che l’urna che ci ha relegato nel Gruppo D è stata sicuramente benevola considerando il livello medio della competitività degli altri raggruppamenti, seppur il calendario ci ha posto di fronte subito il Portogallo, che tra Mondiali ed Europei degli ultimi otto anni non ha disputato la finale per il titolo solamente in Uzbekistan.
E se analizziamo con attenzione la gara con i lusitani di sabato scorso, ci rendiamo conto che dei sei gol presi, almeno quattro sono nati da situazioni episodiche e uno con la nostra squadra in inferiorità numerica dopo l’espulsione di Pulvirenti, che potremmo definire un pochino esagerata così come quella di Rossetti, decisa dopo un consulto al Video Support che ha “suggerito” per la volontarietà del fallo del pivot del Sala il quale, agli occhi obiettivi di tutti, è apparso incolpevole per l'infrazione costatagli il rosso. Ricordiamoci anche il gol che si è divorato Motta a inizio ripresa a tu per tu col portiere portoghese: se la palla fosse entrata, chissà come sarebbe andata a finire? Invece, il gol del 2-1 lusitano, che dobbiamo assolutamente imputarci per come si è sviluppato, ha cambiato le dinamiche di un confronto dal quale noi siamo progressivamente usciti facendo apparire il Portogallo uno squadrone, già di per se forte, ma in questo caso imbattibile.
Però, fare raffronti sulla prestazione con la Polonia andandola a paragonare in parte al secondo tempo con il Portogallo è decisamente fuori luogo. Per un motivo solo: bisognava vincere senza se e senza ma, non c’erano appelli, e bisognava farlo badando al sodo senza pensare a giocare di fioretto per dimostrare un qualcosa nella circostanza del tutto inutile di fronte alla necessità di portare a casa i tre punti. Per di più l’abbiamo fatto segnando quattro gol senza subirne, abbiamo cancellato un digiuno internazionale che, relativamente alle fasi finali, tra Europei e Mondiali, non ci vedeva vincere dal 7-0 rifilato alla Repubblica Ceca a Belgrado nel 2016 (e in quell’Europeo conoscemmo a nostre spese la forza del Brasil-Kazakhstan, che nei quarti ci buttò fuori senza nemmeno tanti complimenti)… eppure ci sono stati commenti che hanno accostato il secondo tempo con la Polonia a quello col Portogallo. Forse l’Italia del 2014 e anni precedenti avrebbe continuato a martellare, ma quella di Samperi, contro la Polonia, dopo il 3-0 del primo tempo, meritato, aveva solo un compito da rispettare nei successivi 20’, ossia limitarsi a gestire un risultato largamente favorevole per non rischiare di compromettere la sfida con l’Ungheria, che già sapevamo aver pagato pegno contro Pany e compagni. I tre pali della Polonia? Fanno parte del gioco, proprio come le espulsioni di Rossetti e Pulvirenti, che hanno seguito la partita coi polacchi dalla tribuna.
Il giorno dopo il poker alla Polonia, chi scrive ha una sola aspettativa in testa: che l’Italia batta anche l’Ungheria, quanto meno pareggi, perchè comunque è il minimo che ci si possa aspettare per rinverdire l’onore azzurro e anche perchè, chi dovrà sbottonarsi nell’occasione, saranno i magiari e non certo noi. I quarti di finale (e la Spagna) ci aspettano e ci piacerebbe pensare che il nostro Europeo, l’Europeo che conta davvero possa cominciare domenica primo febbraio. Perchè anche ad Anversa nessuno ci considerava dopo il primo turno: ci qualificammo grazie alla differenza reti nella classifica avulsa con Slovenia e Azerbaijan. Poi chiedete a Croazia, Portogallo (sì, proprio Portogallo) e Russia com’è andata a finire.