23/08/2023 16:29
Nei precedenti servizi avevamo puntato l’indice sulla inutilità di riservare la Coppa della Divisione della stagione 2023/2024 a squadre composte da giocatori Under 23, ossia nati dopo il primo gennaio 2001. Una scelta che sarebbe stata assolutamente condivisibile nel momento in cui la volontà istituzionale fosse stata proiettata all’introduzione nell’ordinamento agonistico di una categoria che abbracciasse la fascia tra il 2004 e il 2001, quella che si potrebbe definire appunto Under 23.
Non vogliamo stare qui a ridire cose sulle quali abbiamo già esposto le nostre convinzioni, per cui l’indirizzo che vogliamo dare a questo nostro servizio è solo propositivo, con lo scopo di suggerire (anche se servirà a poco) quegli aspetti tecnico-regolamentari utili per capire che idea ci siamo fatti in relazione all’organizzazione dei campionati giovanili che devono rappresentare il trampolino di lancio verso le prime squadre del settore nazionale.
Partiamo da un presupposto sul quale abbiamo già precedentemente riscontrato condivisioni trasversali: questa Under 19 non è ancora in grado di produrre quei pezzi di ricambio occorrenti alle prime squadre, in particolare apicali e dei campionati maggiori. Inutile tornare sui dati: il minutaggio acquisito dai giovani impiegati in Serie A è stato chiaramente insufficiente per portare le nuove leve ad avere un ruolo impattante nelle scelte dei tecnici. Che è nella sostanza quello che ci si aspettava accadesse nel momento in cui è stata varata la Riforma Bergamini, i cui effetti sulla qualità dei roster si sono visti nella difficoltosa gestione delle rotazioni.
Quindi, punto uno, serve cambiare identità all’Under 19 considerandola una categoria ancora di passaggio verso quell’Under 23 che, invece, va vista come il vero serbatoio delle prime squadre, potendo raccogliere sia elementi in uscita dall’Under 19 ma non ancora all’altezza del livello di competitività che esiste in Serie A (e che si creerà anche in A2 Élite), integrando i giocatori Over 19 in area-parcheggio delle rose delle prime squadre, ma anche quei giocatori che, usciti dall’Under 19, sono stati mandati a farsi le ossa magari in B o nei regionali e che possono costituire un eccellente componente di rinforzo e potenzialmente in rampa di lancio verso le prime squadre.
LA RIFORMA DEL CAMPIONATO UNDER 19 - L’obiettivo, dunque, al quale puntare è incrementare la qualità della categoria Under 19, introducendo una formula che si basi in principio sulla categoria di appartenenza. In sostanza, al campionato nazionale potranno partecipare (anche imponendo l’obbligatorietà) le società militanti nei campionati di Serie A, A2 Élite e A2; quelle di Serie B - e chi vorrà del regionale, che potrà viaggiare parallelamente - disputeranno il campionato “B” a valenza interregionale. Non si tratta di discriminazione sportiva ma solo un aspetto prettamente organizzativo che servirà a stabilire, soprattutto nella fascia B, le società che meritocraticamente possono far parte della fascia A innescando un procedimento di ricambio che si fonda sul principio del merito sportivo: chi vince un campionato sale di categoria, chi arriva ultimo retrocede o nel campionato interregionale (dai quali gironi le vincitrici acquisiranno la sola promozione) o in quelli regionali che verranno organizzati su base strettamente territoriale.
Ma una formula del genere cosa permetterà di ottenere? Sicuramente renderà la categoria di fascia A più competitiva e selettiva, permettendo alle società di maggior importanza del nazionale di offrire un livello di partecipazione più elevato a quei giocatori che potranno essere pescati nelle fasce inferiori: una sorta di torneo di Eccellenza “a numero chiuso”, ossia che tiene conto - pensando ai numeri di questa stagione - delle sole 88 società partecipanti ai campionati di A, Élite e A2.
Ovviamente la vistosa contrazione di iscritte darà la possibilità di impostare gironi più corposi numericamente rispetto a quelli che usualmente vengono partoriti per l’Under 19 (c’è ne sono diversi con meno di 10 squadre!) e di conseguenza incrementare sia il numero delle partite da giocare che la superficie territoriale interessata ad ogni singolo raggruppamento, aspetti questi che concorrono alla formazione, unitamente anche al valore selettivo che una categoria così composta può certamente supportare.
Un parallelo che possiamo fare è con l’organizzazione dei campionati regionali Allievi e Giovanissimi precedente alla riforma di queste categorie, che prevedevano una fascia Eccellenza (in cui militavano anche club di Serie A e professionistici in genere) e una fascia denominata appunto “B” che fungeva, a livello regionale, da categoria ammortizzatrice tra l’Eccellenza e i provinciali, le cui vincitrici acquisivano il diritto di militare la stagione successiva nella fascia “B”.
IL CAMPIONATO UNDER 23 - Con la riforma nei termini specificati dell’Under 19, diventerà automatica la creazione di una categoria Under 23 che servirà in buone parole a valorizzare i giovani provenienti dalla fascia inferiore in un campionato molto più performante e al quale, per ovvie ragioni, bisognerà imporre l’obbligatorietà di partecipazione alle società di Serie A e A2 Élite, favorendo la possibilità di iscriversi anche ad altri club del nazionale che risponderanno a determinati requisiti.
Restringere la partecipazione equivarrà ad impostare gironi molto ampi sul piano geografico andando a impegnare le società sul piano organizzativo e di conseguenza tecnico, crescendo la qualità delle avversarie da affrontare. Nel corso del tempo la base sarà destinata ad allargarsi anche perché crescerà sistematicamente anche nei club minori la necessità di avere a disposizione una formazione che produca giocatori in grado da poter salire in prima squadra garantendo un buon impatto.
L’esempio più logico e comprensibile è la Division de Honor Juvanil organizzata in Spagna dalla RFEF, con 124 squadre rappresentative di tutte le quattro categorie nazionali distribuite in otto gironi (i giocatori sono quelli però nati dal primo gennaio 2005 in poi: ma è sottinteso che il lavoro sui giovani nel futsal in Spagna è avanti anni luce rispetto a quello italiano); le vincitrici di ciascun raggruppamento andranno poi a giocarsi una sorta di titolo nazionale nella Coppa di Spagna di questa categoria.
UNA RIFORMA DA ATTUARE - Insomma, un’idea che andrebbe assolutamente incoraggiata, che andrebbe anche a costituire la legittima alternativa alle Squadre B, di cui abbiamo più volte invocato da queste colonne l’istituzione, riguardo alle quali ci sarebbe il concreto rischio di cozzare contro le arcaiche concezioni normative che non fanno altro che tarpare senza motivo quella che sarebbe una soluzione in grado di risolvere i problemi di molte società legati alla formazione dei giovani.
Intanto, quello che maggiormente conta è che ci renda definitivamente conto che il primo passo da fare è la ristrutturazione di una categoria come l’Under 19 che allo stato attuale non offre alcuna garanzia di affermazione dei giovani. Non vogliamo arrogarci di aver suggerito esempi che secondo il nostro modesto parere possono favorire la concreta valorizzazione dei prodotti dei vivai, offrendo loro le giuste motivazioni per vedere nell’Under 19 una tappa fondamentale nel loro percorso di crescita. Un’idea che speriamo verrà recepita in viale Tiziano.
Nella foto: l'Aosta vincitrice dell'ultimo scudetto Under 19