26/11/2025 15:41

Pisticci, Francesca Tota più forte della malattia: "Come in campo: gol subìto? Mi rialzo e continuo"

Di fronte a certe storie lo sport smette di essere solo competizione e diventa un luogo in cui la vita trova nuove strade per rialzarsi. Francesca Tota, oggi colonna della Nuova Pisticci Femminile, è l’esempio di quanto il futsal possa essere molto più di un gioco: può diventare un’ancora, una cura, una seconda possibilità. Dalle sfide affrontate lontano dal campo al ritorno in maglia gialloblù, la sua voce è un racconto di coraggio, lucidità e amore puro per il pallone.

- Dal campo a 11 al futsal: cosa ti ha spinto a scegliere il passaggio al calcio a 5 con la Nuova Pisticci Femminile e quali differenze tecniche e mentali hai affrontato?

"Io nasco nel calcio a 5. Ho provato il calcio a 11 perché era un mio sogno da piccola. Poi la malattia ha stravolto tutto: carcinoma gastrico, interventi d’urgenza, anni di ripresa e un secondo intervento nel 2019 con coma e rianimazione. La vita mi ha tolto tanto, ma mi ha anche ricordato che ogni giorno è una partita. Mi sono detta che volevo giocarmela fino in fondo. Tornare al futsal è stato naturale. Per un difensore il passaggio non è traumatico: l’obiettivo resta non far segnare”.

- The Wall sul parquet: come sta cambiando il tuo modo di interpretare il ruolo difensivo?

"L’età e i problemi fisici si sentono, ma uso l’anticipazione. Studio l’avversaria, aspetto, intuisco la giocata. Non rivelo la mia difficoltà principale perché è ciò che mi mette più ansia".

- Leadership e gruppo: che energia porti nello spogliatoio?

"Sono sempre stata una giocatrice modello, anche capitano. Qui sono arrivata per divertirmi. Con le più giovani cerco di essere una guida silenziosa: non mostro la sofferenza, mi sento una mamma che piange di nascosto. Vorrei insegnare loro a dare valore al tempo e alle piccole cose”.

- La partita più importante: come la malattia ha cambiato il tuo modo di vivere la competizione?

"Ogni giorno è una scommessa. Alterno sorrisi a dolori atroci, ma accetto ciò che ho. Come in campo: subisco un gol, mi rialzo e continuo. Un giorno guarderò tutto dalle tribune e capirò che solo una grande passione ti fa sopportare tanta sofferenza. Il calcio mi ha salvata. Finché il cuore batte e la mente comanda, la partita non è finita”.

Una storia così non appartiene solo allo sport: appartiene alla vita. E Francesca continua a segnare, ogni giorno.

Cristina Longo