12/01/2026 15:00
L'Orange Asti continua a macinare punti. La formazione capolista del girone A di Serie A2, nella prima giornata di ritorno, ha vinto 6-4 in casa del Villorba; nel post-gara ha parlato Ibrahim Ghouati.
- La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio, che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che significato ha oggi indossare la fascia degli Orange?
"Tornare qui non è stato un passo indietro, ma una scelta consapevole. Ho girato, ho visto altri ambienti, altri modi di vivere il futsal, e tutto questo mi ha fatto crescere. Tornare agli Orange significava riportare quell’esperienza a casa. Essere capitano oggi vuol dire sentire una responsabilità che va oltre il campo: essere un punto di riferimento, un equilibrio, una guida nei momenti difficili. È qualcosa che sento mio".
- Il girone d’andata parla chiaro: 9 vittorie e 2 pareggi. Vi aspettavate un rendimento del genere?
"Sapevamo di essere una squadra forte, ma i numeri non arrivano mai per caso. Sono il frutto del lavoro quotidiano, dell’attenzione ai dettagli e della maturità che abbiamo costruito nel tempo. Non abbiamo mai guardato troppo avanti, abbiamo pensato partita dopo partita. Questo equilibrio ci ha permesso di restare solidi anche nei momenti complicati".
- In due anni siete passati dalle ultime posizioni a una squadra dominante. Cosa è cambiato davvero?
"È cambiata la mentalità. Prima subivamo le partite, oggi le gestiamo. Abbiamo imparato a soffrire senza disunirci, a vincere senza esaltarci troppo. C’è stata una crescita collettiva: il gruppo è diventato squadra. Ognuno sa cosa deve fare, dentro e fuori dal campo, e questo fa la differenza".
- Che giudizio dai al lavoro del mister in questo percorso?
"Il mister ha avuto una visione chiara fin dall’inizio e soprattutto la forza di portarla avanti anche nei momenti più complessi. Ci ha dato un’identità precisa, regole condivise e fiducia, costruendo un percorso che non si è mai basato solo sul risultato immediato. Non ha mai abbassato l’asticella, nemmeno quando i risultati tardavano ad arrivare o quando sarebbe stato più facile cercare scorciatoie. Ha saputo valorizzare i singoli senza perdere di vista l’idea collettiva, facendo sentire ogni giocatore parte di un progetto più grande. Oggi raccogliamo ciò che lui ha seminato con pazienza: una squadra matura, consapevole dei propri mezzi e capace di affrontare le difficoltà con equilibrio e personalità".
- Nel futsal capita spesso di subire sfottò e talvolta anche insulti dagli spalti. Come si reagisce?
"Fa parte del gioco, anche se non dovrebbe mai superare certi limiti. La risposta migliore è sempre il campo. Personalmente cerco di trasformare tutto in concentrazione, senza perdere lucidità. Da capitano sento anche il dovere di proteggere i compagni più giovani: il rispetto viene prima di tutto, ma la testa deve restare sulla partita".
- Come immagini il girone di ritorno?
"Sarà più difficile dell’andata. Ora tutti ci conoscono, tutti vogliono batterci. Dovremo essere ancora più umili e determinati. Non possiamo permetterci cali di tensione. Se manterremo questo atteggiamento, potremo toglierci grandi soddisfazioni".
- Cosa ti senti di promettere ai tifosi degli Orange?
"Posso promettere impegno, serietà e rispetto per questa maglia. Ogni partita sarà giocata fino all’ultimo secondo. Siamo consapevoli di rappresentare una comunità e daremo sempre il massimo per renderla orgogliosa".
- A livello individuale, ti sei posto un obiettivo?
"Sì, l’obiettivo delle venti reti è uno stimolo personale, ma viene sempre dopo il bene della squadra. Se arriveranno quei gol e serviranno a vincere, sarà perfetto. Se servirà fare un passo indietro per aiutare il gruppo, lo farò senza esitazioni".
Ufficio Stampa