08/03/2023 13:32
Alle 18,30 di stasera, a Gavle, l’Italfutsal di Max Bellarte conclude il suo percorso nel Main Round, primo atto del cammino che nel secondo semestre di quest’anno sfocerà nell’Elite Round che determinerà le nazionali europee chiamate a prendere parte ai Mondiali del 2024.
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Una trasferta, quella in Svezia, ormai svuotata da qualsiasi contenuto di classifica visto il ko rimediato dalla squadra di Dulvat in Macedonia del Nord domenica scorsa: dunque, gara destinata a dare minutaggio a chi già nel corso della sfida coi macedoni di Catania ha saggiato per qualche scampolo il terreno di gioco oppure nemmeno è entrato.
Ma riteniamo che sia doveroso, nell’ottica anche di quelle che sono valutazioni obiettive dello stato delle cose, che anche noi diciamo la nostra in merito alla Nazionale, anche perchè per poter esprimere determinati commenti riteniamo che bisogna anche poter contare su una certa memoria storica, che per quanto ci riguarda si traduce in 10 Campionati d’Europa e 3 Mondiali seguiti dal vivo sul posto, al seguito delle Nazionali azzurre che si sono succedute dal 1999 ad oggi, ossia nell’ultimo quarto di secolo.
E lo diciamo con estrema sincerità, facendo una premessa: il lavoro di Max Bellarte sta seguendo delle direttrici precise e merita la massima fiducia, perchè il Ct ha compreso che molto del futuro azzurro passa per le categorie inferiori dove ci sono tanti ragazzi che possono assurgere al ruolo di protagonisti in Serie A e in maglia azzurra. E questo lavoro selettivo va assolutamente incoraggiato e anche allargato nel prossimo futuro. Ma non bisogna commettere l’errore di dare un taglio netto con il passato e di tenere ben presente che il futsal non è il calcio, dove il processo di globalizzazione ha permesso a tantissimi giocatori, militanti in campionati sconosciuti, di trovare la fama nelle maggiori competizioni attuali.
Ricordiamoci quello che è stato il percorso dell’Italia nella sua scalata ai vertici continentali e mondiali, ricordiamo quella che era la Nazionale che arrivò terza a Granada negli Europei del 1999, laddove si affacciavano i primi italo-brasiliani, leggi Franzoi a Veronesi, a potenziare una rosa dove stanziavano i nostri principali interpreti di quel periodo: da Rubei a Quattrini, da Minicucci a Ripesi, da Plini a Mannino, da Caleca a Ivano Roma, con Nuccorini che seppe intercettare le aspettative di quel periodo e cominciò ad operare un maquillage costante che nel giro di quattro anni, grazie anche ad una maggior attenzione oltre confine (vedi gli innesti di Foglia, Bacaro, Nando Grana, Vicentini, Edgar e Rodrigo Bertoni, Morgado, Moratelli) e all’affermazione di elementi come Angelini, Zaffiro, Antonazzi, Ripesi e Ippoliti, trionfò nel 2003 a Caserta.
Quella Nazionale fu la base di partenza di un lavoro di aggiustamento, correzione, integrazione, anche di scelte talvolta non condivisibili, che condussero l’Italfutsal al secondo posto Mondiale a Taipei nel 2004, battuta solo dalla Spagna nella finale iridata, al bronzo di Ostrawa nel 2005, all’argento di Oporto nel 2007 e al bronzo mondiale di Rio de Janeiro nel 2008. Ed è questo il momento che noi vogliamo mettere sotto la lente d’ingrandimento: al termine di quell’edizione, Roberto Menichelli prese il posto di Alessandro Nuccorini e già nel primo raduno del 2009, al Millevoi del Divino Amore, iniziò a chiamare volti nuovi che progressivamente cambiarono l’identità brasiliana della nostra Nazionale. Era il tempo dei Mammarella, degli Ercolessi, dei Mindoli, dei Gigliofiorito, tutti giocatori che stavano emergendo nei rispettivi club e ai quali venne data l’opportunità di farsi valere in azzurro.
Nel corso degli anni successivi Menichelli dimostrò coi fatti che la politica di rinnovamento adottata era quella giusta: il ricambio generazionale venne affrontato a piccoli ma sostanziali passi, ponendo delle basi semmai ancora più solide con la “promozione” di giocatori del calibro di Vampeta, Lima, Fortino ma anche Saad Assis, Giasson, Honorio, Murilo Ferreira, un roster nel quale il Ct di allora andò progressivamente a innestare i vari Miarelli, Romano, Leggiero, Putano, De Luca, Mentasti, plasmando un gruppo che raggiunse la massima esaltazione nel terzo posto ai Mondiali thailandesi del 2013 e, soprattutto, nel trionfo di Anversa nel 2014.
Da qui in avanti la musica cambia. Si è sempre detto che il grande errore commesso anche, e soprattutto, a livello federale è stato quello di non aver saputo cavalcare l’onda della vittoria in quegli Europei per imporre il futsal come disciplina imprescindibile nel panorama calcistico italiano, sia come attività agonistica vera e propria che come didattica propedeutica per i giovani. Ma non solo: i fallimenti di Belgrado e Lubiana, senza dimenticare il flop con l’Egitto nella fase finale dei Mondiali colombiani del 2016, avrebbero dovuto in quella fase storica accelerare il processo di ricambio dei giocatori azzurri.
Che Bellarte ha attivato nel momento in cui ha assunto la conduzione della Nazionale, ma secondo noi forzando eccessivamente i tempi, specialmente nel dopo Groningen. Scelte che sono andate a sommarsi con la forte politica di restrizione sull’utilizzo dei giocatori “non formati” imposta dalla Divisione con la riforma dello scorso anno, considerata erroneamente come la panacea dei problemi del nostro futsal e sulla quale sarebbero dovuti andare a riverberarsi gli effetti che il legislatore auspicava per il varo di una normativa che ha invece impoverito qualitativamente il calcio a 5 italiano. E continua a farlo.
Ma non vogliamo star qui a montare l’ennesimo discorso polemico che ci stacca nettamente dal coro dei pro-riformisti. Ci teniamo a sottolineare il sostegno al lavoro del Ct come, però, cerchiamo sempre di far presente che i successi ottenuti nel corso dell’ultimo ventennio dalla nostra Nazionale sono stati il frutto di un politica di adeguamento e inserimento progressivo anche - e non solo - dei talenti italiani nel contesto di un impianto di gioco consolidato. Rinunciare oggi a giocatori che a Groningen tennero in piedi l’Italia (da Cainan De Matos, che presto vedremo all’opera nella Final Four di Champions con il suo Palma, a Fortini, da De Oliveira - che è un formato - ad Arillo, senza dimenticare Esposito e Nicolodi, oppure Caponigro e Gui) la riteniamo una scelta troppo azzardata e spieghiamo velocemente il perchè.
Perché a Groningen, pur uscendo al primo turno, siamo stati battuti dal Kazakhstan (una delle prime Nazionali a livello mondiale) e abbiamo pareggiato soprattutto con la Slovenia (che ci ha purgato persino ad Anversa quando vincemmo gli Europei, per stendere un velo pietoso sulla figuraccia di Lubiana nel 2018 che mise fine al decennio di Menichelli da Ct), senza minimizzare la Finlandia (che ricordiamo ci ha creato problemi in più di una circostanza spedendoci fuori nella corsa ai Mondiali lituani giocati nel 2021): ma stiamo sempre parlando di una competizione in cui figuravano le prime 16 formazioni del continente, con in testa il Portogallo campione del Mondo e d’Europa in carica, la Spagna, la Russia e il fior fiore del futsal europeo.
Adesso leggiamo di commenti entusiastici per le vittorie con Svezia e Macedonia del Nord, e così sarà probabilmente anche domani per il post-Gavle. Ma nessuno si rende conto che qualche anno fa queste partite l’Italia non le avrebbe nemmeno sognate di giocare, con avversari che manco immaginavamo esistessero a livello internazionale e che fino a mercoledì scorso si diceva della sfida di Catania come fosse una tappa epocale del percorso verso i prossimi Mondiali?
Max, stiamo con te e sosterremo sempre il tuo lavoro perchè la tua competenza parte da lontano e anche se qualche volta le tue scelte non ci hanno convinto, hai dimostrato di poter giungere nel tempo al risultato finale. Ma siamo ancora al Main Round, a luglio vedremo cosa ci riserverà l’urna di Nyon, ma sicuramente - eccezion fatta per la Russia esclusa da tutti gli avvenimenti sportivi mondiali - le palline non conterranno i nomi di (con tutto il rispetto) Svezia e Macedonia del Nord. Siamo convinti che in quest’ottica il percorso vada mixato puntando al nuovo, con decisione, ma senza dimenticare che d’ora in poi la strada sarà in salita e che non è un affronto ai giovani che stai chiamando in azzurro, puntare anche su giocatori che hanno l’esperienza giusta per aumentare la sostanza di questa squadra.
Che stasera, sicuramente, inciteremo anche nella (quasi) amichevole svedese.
Foto: Giuseppe Greco