23/04/2026 14:52
Da ieri, Andrea Bernardini è il nuovo allenatore del Monteleone. 49 anni compiuti alla fine di febbraio, da nove allena forte sia della Licenza B che di quella A conseguita a Coverciano. Che il suo fosse il nome più indicato per prendere il posto di di Marco Veschini era una voce che ormai si rincorreva da giorni nell’ambiente orvietano: la decisione dei vertici del Monteleone, insomma, non ha preso alla sprovvista chi si aspettava una scelta del genere. Anche perchè quello di Bernardini, più che una chiamata può essere considerato un ritorno a Monteleone.
- Andrea, con quale aspettativa abbracci questa nuova esperienza?
“Monteleone nel 2001 mi ha adottato dal calcio, altrimenti avrei smesso, grazie all’amico e compagno di squadra Gianluca Papa che tutt’oggi è all’interno alla società. La mia passione per questo sport viene dalla ‘conoscenza’ dei fratelli Roma e oggi come allora inizio questa nuova esperienza mettendo tutto l’impegno che il futsal merita”.
- Il tuo percorso con Le Crete si è concluso con una amara retrocessione ma non sono certo mancati i momenti felici e le soddisfazioni. Puoi ripercorrere le stagioni trascorse in Toscana e in che maniera hanno arricchito il tuo bagaglio da tecnico?
“Con Le Crete ci siamo conosciuti, usando una metafora, alle 4,45 di un sabato notte in discoteca… Quando sembra tramontata l’ipotesi di una notte focosa, ti giri e c’è il buttafuori e lei… Sono stati sei anni dove sono successe tante cose, pandemia compresa, difficoltà sportive, umane, ma abbiamo superato sempre tutto fino alla vittoria del campionato di C1 facendo anche un anno in B, bellissimo come esperienza, purtroppo finito con la retrocessione, ma dove nessuno si è sentito retrocesso bensì solo più ricco. Esattamente come mi sento io dopo questa meravigliosa esperienza di sei stagioni lontano da casa, grazie a persone dalle quali ho imparato tantissimo”.
- Hai vissuto Monteleone da giocatore, ma sei sempre stato vicino a questa realtà che nell'ultimo biennio ha compiuto un salto di qualità notevole. Una realtà che una volta imparato a vincere non vorrà perdere l'abitudine, tanto più in Serie B. Questa prospettiva ti stuzzica o ti allarma considerando che sarai il nuovo condottiero di questa squadra?
“Dopo 13 anni in una società e in un paese, sei vicino e tifoso per forza: triste per la chiusura della società che insieme a Gubbio era la più vecchia dell’Umbria, e felice perché qualcuno ne ha sentito la mancanza e l’ha rimessa in piedi e non tanto per, ma con grandi prospettive. Sono sicuramente stimolato da questo incarico che mi rende orgoglioso, faremo le cose al massimo”.
Uno sguardo al mercato. Ci saranno novità sostanziali soprattutto nella scelta del giocatore "non formato" che deve rispondere alle disposizioni regolamentari per la Serie B, ma occorrerà anche infoltire la pattuglia italiana considerando proprio le limitazioni delle regole del gioco.
- Su quali direttrici indirizzerai le richieste sia sul fronte straniero che su quello degli italiani?
“Il mercato è in una fase embrionale, tanti giocatori stanno giocando e giocheranno ancora tanto se vanno avanti le loro squadre, è normale avere colloqui per capire le intenzioni future: di italiani, che vedremo di trovare più vicini possibile, di formati e di quello che sarà l’unico straniero schierabile, anche se a me tutti questi paletti e distinzioni non piacciono perchè per me lo sport è dí chi lo ama e lo fa in un certo modo”.