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03/11/2025 09:15

Meta fuori dalla Champions, dibattito aperto: ma quelle ammonizioni in Serie A sarebbero state date?

La surreale definizione del Gruppo 5 del Main Round di Champions giocato a Catania, vinto dall’AEK Atene ai danni della Meta Catania in virtù di una sola ammonizione (in meno) di differenza, ha aperto una questione che non è per nulla da sottovalutare.

RIAVVOLGIAMO IL NASTRO - AEK e Meta finiscono a pari punti, pari scontro diretti, pari gol fatti e subiti e, come da regolamento, ha fatto accesso al turno successivo la formazione che nel Main Round ha totalizzato il minor numero punteggio in termini di cartellini gialli e rossi accumulati. Il computo totale dice AEK 10 penalità, Meta 11… e così sono i greci a festeggiare.

IL PUNTO - Un esito così inedito, benché previsto e messo nero su bianco dal regolamento, ha aperto un dibattito fra addetti ai lavori incentrato sull’adeguatezza delle designazioni arbitrali. Del resto, considerato quanto successo, era inevitabile. La beffa subita dalla Meta ha acceso riflettori e analisi sui cartellini gialli comminati ai rossazzurri, in particolare nella gara decisiva con l’Akaa: sotto la lente di ingrandimento sono finite le ammonizioni rifilate a Musumeci e Drahovsky, con quest’ultime sanzioni, in particolare, da più di un osservatore sono state considerate eccessive.

ECCESSO DI FISCALITA' - È stato il secondo arbitro, il signor Dražen Vukčević, proveniente dal Montenegro, a punire i due giocatori della Meta con una fiscalità ritenuta eccessiva. Per carità, qui nessuno mette in dubbio la buona fede e l’imparzialità della conduzione arbitrale, sono i capisaldi di ogni sport; semmai la questione è un po’ più fine. 

E’ chiaro che si tratta di arbitri internazionali e, vogliamo ribadire, al di là di ogni sospetto, che il tema, però, è l’uniformità di giudizio a parità di intervento rilevato in campo.

Vediamo di essere ancora più chiari. In Italia gli interventi contestati a Musumeci e Drahovsky molto probabilmente non sarebbero stati fischiati, in quanto la linea dettata dagli arbitri è più permissiva.

Interventi che, invece, sono stati letti diversamente dall’arbitro montenegrino, che però opera in un campionato - quello appunto del Montenegro - composto da dieci squadre e che, evidentemente, potrebbe non aver idea del grado di severità praticato dagli arbitri nel campionato italiano e applicato sul piano sanzionatorio.

Ecco, lo ribadiamo. Il punto è l’adeguatezza delle designazioni, specie se a decidere - com’è accaduto sabato sera - sono il numero dei cartellini gialli, con buona pace della Meta. Cche certo ha le sue colpe, ma, allo stesso tempo, ha veramente molto da recriminare.

elle.elle