06/06/2023 18:17
“Scriviamo belle pagine per questa meravigliosa società”, aveva detto Marco Bettelli all’inizio della stagione del suo Atletico Foligno. Promessa mantenuta e desiderio ampiamente esaudito. Domenica scorsa, le sue ragazze hanno scritto davvero la pagina più bella della storia, coronando il sogno Serie A. Il giusto riconoscimento dell’incredibile lavoro svolto assieme a Ilaria Santoni nel corso di questa stagione.
Una promozione che, per il tecnico umbro, rappresenta l’ennesimo successo in carriera: nel maschile, ricordiamo i due campionati vinti nel D, cinque in C1, due in C2, uno in B. “Per me non conta la categoria, conta l’amore per la maglia”, dichiara Bettelli. Ora, alla sua prima esperienza nel femminile, è stato ottenuto il massimo e con una maglia davvero amata, come testimonia la sua commozione dopo i rigori contro il Pero.
“Il pianto liberatorio finale del 95% dei presenti è arrivato al termine di un percorso difficile, che ha reso tripla la soddisfazione. Il merito va alle ragazze. Abbiamo fatto un grandissimo girone di andata; dopo sono insorte diverse problematiche quali i vari infortuni in serie, prima Narcisi, poi Pellegrino e infine quello serio di Zelli. Problematiche che, in una rosa non molto ampia, senza avere a disposizione una U19, ci hanno messo davvero in difficoltà a livello numerico. In quel momento le avversarie hanno ovviamente recuperato il vantaggio da noi accumulato nel girone d’andata. Poi pian piano abbiamo recuperato quasi tutte, riprendendo ad allenarci in modo più performante e la squadra è tornata in una condizione, se non ottimale, comunque buona per portare al termine il campionato, nel frattempo a mio avviso falsato dalla defezione del Caserta”.
La svolta, quella che ha portato una nuova consapevolezza, è arrivata con la sconfitta di Napoli all’ultima giornata della regular season.
“Quella partita, o meglio il secondo tempo, è andato male per diversi fattori, tra cui quello ambientale e le dimensioni ridotte del campo. Lì è scattato qualcosa di nuovo in tutti noi. Ho visto negli occhi delle ragazze la delusione, la mia e di tutto lo staff, e in quel momento abbiamo desiderato seriamente la promozione. Prima se ne parlava, ma non era un obiettivo concreto; dopo quella sconfitta ci siamo detti che dovevamo farcela. Il percorso nei playoff è stato veramente esaltante, per le emozioni che ha dato e per come ha unito la squadra: le trasferte, in Sardegna così come a Salsomaggiore, ci hanno permesso di conoscerci ancora di più a livello umano”.
Il culmine di questo splendido cammino, ovviamente, la finale contro il Pero.
“Domenica è stato gettato il cuore oltre l’ostacolo. Fino alla metà del secondo tempo credo che avremmo meritato un vantaggio più ampio del 2-1; poi siamo crollati fisicamente. E lì si è vista la forza della squadra. Ai supplementari, nonostante l’espulsione di Bisognin, non abbiamo rischiato quasi niente, anzi avremmo potuto concretizzare. Anche chi fino a quel momento aveva giocato poco ha dimostrato che allenarsi bene, nel momento opportuno, conta tanto”.
Una mentalità vincente. E che dire del primo rigore, battuto e realizzato da una giocatrice - Paggi - che era rimasta in panchina per tutto il match?
“Il simbolo della vittoria è Elena: quando, a un minuto dalla fine dei supplementari, le ho detto di iniziare a riscaldarsi perché il primo rigore l’avrebbe tirato lei, mi ha guardato come se fossi impazzito. Ma io ero fiducioso. E poi mercoledì scorso ero a Budapest (per la finale di Europa League della Roma, ndr): essendo andata male, ero convinto che non potesse succedere una seconda volta…!”.
Come prima esperienza nel femminile, Bettelli non poteva chiedere di meglio.
“All’inizio ero scettico. Non per la squadra, ma per una questione di mentalità e di dinamiche ovviamente diverse. Oggi posso dire che questo è il momento più bello della mia lunga carriera di allenatore”.
Sul lavoro svolto con la squadra in stagione:
“Ho trovato delle ragazze pronte da un punto di vista tecnico; mancavano di convinzione, dell’idea di prendersi le cose anche con un po’ di presunzione. Man mano, hanno realizzato che vincere così è forse più difficile, ma più divertente. Mi hanno seguito consapevoli che, nei momenti di difficoltà, ne saremmo venuti fuori solo con la mentalità che stavamo acquisendo”.
Infine, la dedica.
“A ogni componente della società, ma soprattutto alle giocatrici: tutte, indistintamente, da chi ho fatto giocare di più e a chi ho fatto giocare meno. Hanno sempre avuto grande rispetto per le mie scelte. Come spesso succede, in tanti salgono sul carro dei vincitori: chi ci è salito quando il carro era fermo merita tutta la mia riconoscenza. Concludo con una frase che dissi alle ragazze dopo una partita in particolare - non dirò quale - per tirarle su di morale: “La storia la fa chi vince la guerra, non la battaglia”. Da quel momento l’abbiamo ripetuta in tutte le gare. Volevamo fare la storia in questo modo. E ci siamo riusciti”.
Valentina Pochesci
Foto @Atletico Foligno