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09/10/2023 00:20

Ma questa Coppa della Divisione a cosa serve? Per 116 squadre l'esperimento 'Under 23' è già finito

Al netto delle tre partite che si giocheranno tra mercoledì 11 e giovedì 19 ottobre, sono ben 116 le società che hanno già detto addio alla Coppa della Divisione. A loro se ne aggiungeranno altre tre a completamento dei gironi L6 e N1: a questo punto per 119 società sarà finito l’esperimento dell’Under 23. Ma, come dire, saremo… a metà strada, perchè il prossimo 17 ottobre si giocheranno 31 delle 32 partite a eliminazione diretta del secondo turno della fase a gironi (l’ultima, che vede già qualificata il Sulmona, verrà posticipata di qualche giorno per consentire la disputa del sottogirone N1 la cui vincente, appunto, sfiderà nelle semifinali di girone proprio i peligni). Questo significa che l’esperienza nella categoria Under 23 sarà già arrivata al capolinea per 151 delle 183 società partecipanti all’innovativa edizione 2023/2024.


Ricapitolando: al termine del primo turno della fase a gironi, quello per intenderci degli abbinamenti e dei triangolari, la “corsa” si chiude per 119 club (per molti un sospiro di sollievo: e non è affatto una battuta); dopo le semifinali di girone capitolo chiuso per altre 32, il che vuol dire gli esperimenti, come dicevamo in tempi non sospetti, sono durati due o tre partite dopo di che… fine della storia. Insomma, toccata e “fuga”. Ma non è ancora finita. Il 24 ottobre terzo atto della fase a gironi con le finali che promuoveranno le sedici superstiti che si sfideranno nel tabellone nazionale, per cui la lista delle “mandate a casa” arriverà a toccare la quota delle 167 unità. Incredibile ma vero!


Tutto qui? Per il primo atto del nostro “j’accuse” si. Ci sarebbe davvero tanto da dire. Partendo dalle società di Serie A eliminate a suon di goleade… in doppia cifra (leggasi Active Network e Genzano: alla fine ne sono saltate in 7, andando ad aggiungerci anche Italservice Pesaro, Sporting Sala Consilina, Came Treviso, Fortitudo Pomezia e Pirossigeno Cosenza, in attesa del risultato della Sandro Abate). E qui tocca aprire una parentesi: ma il titolo dell’”articolo” pubblicato sul sito della Divisione Calcio a 5 (LEGGI QUI) va interpretato come una sorpresa o uno sfottò? Perchè, invece, non dare merito a chi l’impresa l’ha realizzata? Ci pensiamo noi: nell’ordine Real Fabrica, Real Ciampino Academy, Buldog Lucrezia, New Taranto (alla quale abbiamo voluto opportunamente riservare una parte del titolo del nostro servizio di ieri), Canottieri Belluno, Sporting Hornets e Lamezia. Parentesi chiusa.


E passiamo al secondo atto del nostro “j’accuse”: i turni a eliminazione diretta. Terminata la parentesi della Nazionale, si respirerà l’aria del campionato e non solo per la Serie A (quasi metà della compagnia intanto è fuori gioco in Coppa della Divisione). Il 14 ottobre riparte anche l’A2 Elite e scattano Serie A2 e Serie B, con 56/57 delle società appartenenti a queste categorie che dovranno tornare in campo già il martedì successivo per le semifinali di girone. Che ovviamente hanno prodotto alcuni accoppiamenti sui quali non si può non soffermarsi: citiamo Aosta-CDM, Sangiovannese-Real Fabrica, Audax 1970-Sporting Hornets, Elmas-Ciampino e Noci-AMB Frosinone, che sono quelli i quali meritano una maggiore attenzione rispetto agli altri, visto che sul piano della logistica territoriale comportano impegni più gravosi. Anzi, per dirla tutta, il Ciampino rischia di volare anche una terza volta in Sardegna per l'eventuale finale di girone: tre volte nell'isola, sempre in mezzo alla settimana, in meno di un mese... un vero stillicidio di risorse.


L’organizzatore si è posto inizialmente la domanda di quanto, sulle casse delle società viaggianti, incideranno i costi di queste trasferte, soprattutto perchè saranno infrasettimanali (eccezion fatta per l’andata degli ottavi di finale del 16 dicembre e il ritorno dei quarti di finali del 3 febbraio 2024) e saranno puntualmente condizionate anche da altre problematiche, come quelle dei motivi di studio o di lavoro che riguarderanno i ragazzi che dovranno giocare? L’organizzatore ha valutato quanto la calendarizzazione di tutte le partite dei turni successivi a quello preliminare andrà a pesare appunto sulla gestione tecnica, logistico-organizzativa ed economica dei club interessati trattandosi per ben sei date di appuntamenti infrasettimanali? L’organizzatore ha valutato anche che porre in calendario il ritorno dei quarti di finale per il 27 dicembre, nel pieno delle festività natalizie, comporterà degli evidenti disagi a tutte le componenti dei club interessati (fortunatamente sarà solo per otto, ma le ripercussioni ci saranno inevitabilmente), considerando anche che il raggio delle trasferte si allargherà e con esso pure i costi da sostenere nell’organizzazione delle stesse?


In una sola cosa l’organizzatore di questa Coppa della Divisione ci ha preso: regalare momenti di notorietà a quelle “piccole” che riescono ad eliminare le “grandi”. Il resto sono, per come la vediamo noi, solo una serie di errori legati alla superficialità manifestata nell’impiantare in primis la competizione sul piano strutturale, costringendo la stragrande maggioranza delle società a giocare con formazioni Under 19 con dentro anche giocatori di età inferiore, per l’impossibilità di reperire in poco tempo elementi della fascia dai 19 ai 23 anni, con il rischio anche di bloccarli a livello di tesseramento - laddove questo era possibile, si badi bene - per almeno metà stagione, indipendentemente dall’avanzamento nelle varie fasi della rassegna. E in secondo luogo l’impegno che, torniamo a sottolineare, verrà imposto ai club che andranno avanti nel loro cammino, legato non solo all’organizzazione delle partite da giocare, ma specialmente delle spese da sostenere per assicurare la presenza in campo nei giorni di gara infrasettimanali, anche in sedi di gioco decentrate. 


Ma soprattutto, il fine formativo che avrebbe potuto avere la Coppa della Divisione una volta destinata alla categoria Under 23, dove sta? A cosa è servito mettere su una competizione di questo livello, diciamo anche blasonata e per molti addetti ai lavori giustamente premiante, e vedere che 167 squadre su 183 hanno giocato un numero di partite che si contano sulle dita di una sola mano, di cui 119 solamente due? E’ normale obbligare le società del nazionale a prendere parte a una competizione che evidentemente non ha finalità formative e non aiuta nemmeno chi vuole partecipare a sfruttarla appieno per far fare minutaggio ai propri giocatori in proiezione di un possibile impiego nelle prime squadre? Il 50% di quelle di Serie A uscite al primo turno forniscono una risposta già abbastanza indicativa e al tempo stesso attendibile. Per cui, chiediamo, semplicemente: perchè?


Chiudiamo con un’altra domanda, che sinceramente nasconde un minimo di imbarazzo: ma veramente la Divisione Calcio a 5 riserverà alla società vincente le premialità previste dal punto II dell’articolo 1 del regolamento della Coppa della Divisione pubblicato sul comunicato ufficiale n.22 dell’11 agosto scorso (LEGGI QUI)? Ve le immaginate le facce dei giocatori, dei tecnici e dei dirigenti della squadra che, dopo questo tortuoso e costoso percorso, metterà le mani sulla coppa riservata alla vincente, nel vedere chi li premierà dare a tutti una pacca sulla spalla e sussurrare a ognuno di loro “bravo”?


La risposta a tutto questo ce la da il sommo Seneca nella sua Medea: “Cui prodest scelus, is fecit”. Appunto, tutto questo a chi giova?


cas.