04/06/2025 16:00
La Copa Libertadores 2025 sollevata al cielo pochi giorni fa dal Peñarol nella finale di Luque (Paraguay), vinta per 3-1 contro il Magnus, sa già di leggenda. Basti pensare che “El Carbonero” non solo è la prima squadra uruguaiana a conquistare la massima competizione continentale, ma è anche la terza formazione non brasiliana a tagliare tale traguardo: prima degli ‘Aurinegros’, infatti, ci erano riusciti soltanto i paraguaiani del Cerro Porteño nel 2016 e gli argentini del San Lorenzo nel 2021 (San Lorenzo all'epoca allenato tra l'altro da Luciano Antonelli, attuale tecnico della Feldi Eboli n.d.r.).
Ma per comprendere ancora meglio la portata dell’impresa firmata dal club di Montevideo, capace di battere, come detto, i brasiliani del Magnus campione in carica, ci siamo affidati al racconto del suo uomo simbolo, il capitano Nicolás Ordoqui, che ringraziamo per la disponibilità nel rilasciare questa intervista, la prima a una testata italiana, nonostante in questi giorni sia comprensibilmente braccato da radio e giornali di un intero paese in festa.
- Nico, prima di tutto, quanto è grande la soddisfazione per questo traguardo leggendario? Cosa vi ha permesso di battere i campioni in carica?
“È senza dubbio la più grande soddisfazione sportiva della mia carriera, e anche del futsal uruguaiano – ci racconta Ordoqui, che in finale ha realizzato il rigore del momentaneo 2-0; - è qualcosa senza precedenti per il futsal in Uruguay. Penso che la pianificazione della finale sia stata perfetta; la grande differenza credo l’abbiano fatta il desiderio e l'ambizione di questa squadra di vincere la coppa, un sogno che avevamo inseguito qualche anno fa, ma che per diverso tempo è stato qualcosa di impossibile da realizzare per il nostro paese. Con tanto lavoro, impegno e dedizione siamo però riusciti ad avvicinarci alle grandi potenze continentali e a combatterle oggi ad armi pari”.
Chi mastica un minimo di futsal sudamericano, sa che il pivot classe ’90 è una leggenda vivente del sodalizio giallonero; Nicolás in carriera infatti ha praticamente militato sempre e solo nella squadra dei "Carboneros" in cui è entrato a far parte nel 2009, rifiutando in più occasioni di giocare all’estero: oggi se dici Peñarol, dici Ordoqui e si dici Ordoqui, dici Peñarol. Dopo anni di onorato e fedele servizio, questa coppa rappresenta quindi il miglior premio alla carriera che l’asso della nazionale uruguaiana potesse ottenere.
- Nel 2022 eravate arrivati secondi, terzi invece nel 2024. Prima della finalissima contro il Magnus ti sono tornati in mente quei momenti in cui avevate solo sfiorato la vittoria? O hai svuotato la testa?
“Sì, senza dubbio sono momenti sempre presenti. Sapevamo che nella finale del 2022 eravamo ad un passo dalla vittoria e abbiamo raddoppiato gli sforzi per puntare al titolo; quella coppa ci aveva fatto capire che era possibile: serviva qualcosa in più, ma ripeto, era possibile. Nel 2024 quindi siamo andati a giocarcela con quella mentalità, ma per problemi di mercato abbiamo avuto due ritiri all'ultimo minuto; quindi, abbiamo dovuto disputare la coppa con dodici giocatori e abbiamo finito per pagarla cara nel tratto finale della competizione”.
- Dopo Cerro Porteño e San Lorenzo, siete l'unica squadra non brasiliana ad aver vinto la Libertadores e questo fa capire la portata della vostra impresa. Pensi che questo trionfo potrà aiutare il futsal uruguaiano a crescere in futuro?
“Si spera che questo aiuti il futsal del nostro paese a crescere ancora, in modo che sempre più squadre uruguaiane investano, acquisiscano una certa mentalità e si preparino per potersi qualificare e disputare una Copa Libertadores, lottando ad armi pari con tutti per la vittoria finale. Sappiamo che alla fine uno solo diventa campione, ma giocare per il solo gusto di giocare non è la stessa cosa che giocare per la coppa, una coppa su cui il Peñarol ha scommesso negli ultimi anni, fino a realizzare il sogno di essere campione d'America”.
- È stata una vittoria importantissima soprattutto per te che sei una leggenda del club; a chi dedichi questo trionfo?
“Penso che dobbiamo dedicare questa vittoria in primo luogo alle nostre famiglie, che ci sostengono nelle tante ore di lavoro tra allenamenti, trasferte e campionati: loro sono una parte fondamentale di questi risultati. In secondo luogo, a tutti i compagni che abbiamo avuto durante tutto il percorso e che non erano in squadra oggi, a quei compagni che sono rimasti a Montevideo, a quelli che hanno gareggiato con noi negli anni precedenti. La dedichiamo poi ai tecnici che sono passati in questi anni lasciando un segno in noi e nel percorso che abbiamo tracciato. E poi la dedichiamo anche alla nostra “hinchada”, ai grandi tifosi del Peñarol che ci seguono per l'intero continente: ovunque giochiamo, ci sostengono sempre”.
E così la Libertadores di futsal vola in Uruguay per la prima volta nella sua storia; vola in quel paese e in quella città, Montevideo, dove lo stesso calcio a 5 nacque negli anni '30 grazie all'inventiva di Juan Carlos Ceriani, professore di educazione fisica: un cerchio che si chiude...e magari un nuovo ciclo che si apre per tutto il movimento uruguagio.
Lorenzo Miotto
Foto: conmebol.com