30/04/2021 10:00
Nonostante non sia arrivata la qualificazione ai play-off,
sfumata all’ultima giornata a conti fatti, per la Leonardo è una stagione che
difficilmente si dimenticherà. Come è impossibile dimenticare l’apporto del
capitano, Fabio Perdighe che ha annunciato il suo ritiro dopo sei anni con la
maglia della compagine sarda.
“Questa stagione è andata ben al di là di ogni aspettativa.
Il nostro obbiettivo, sin dall’inizio, è stato quello di una salvezza
tranquilla e devo dire che già nel mese di dicembre potevamo ritenerci quasi in
salvo. La società in questi anni ha lavorato benissimo e penso si siano
raccolti i frutti di questa continuità”.
Oltre al bel campionato, la soddisfazione di aver preso
parte alla Coppa Italia di A2 ed essersela giocata fino all’ultimo contro i
padroni di casa del Cobà…
“Traguardo impensabile ad inizio stagione, ma che ci siamo
costruiti partita dopo partita. Alle ultime giornate di andata ci siamo
guardati in faccia e ci siamo detti ‘perché non provarci?’. Le Final Eight sono
sempre un’emozione fortissima e non abbiamo di certo sfigurato, al cospetto di
una squadra costruita per vincere. Resta un piccolo rammarico, di non esserci
arrivati al top, ma per noi è stata un’esperienza indimenticabile che ha
ripagato gli enormi sacrifici fatti”.
Si chiude un capitolo importante per te: cosa ti senti di
dire a conclusione di questo ciclo?
“Durante la preparazione, mai avrei pensato di concludere la
mia carriera. Purtroppo, i troppi problemi fisici mi hanno limitato parecchio
ed era impossibile andare avanti. Per questo ne approfitto per ringraziare i
miei compagni, lo staff tecnico, la società ma soprattutto Lele Secci per
avermi aiutato a portare a termine nel miglior modo il mio cammino. Sabato
scorso, a fine gara le emozioni hanno preso il sopravvento e quelle immagini
penso racchiudano ciò che per me è stato il futsal giocato. Voglio ringraziare ancora
tutte le persone che hanno fatto parte di questo mio percorso, in tutti questi
anni, e spero sempre più che questo sport possa raggiungere finalmente la
visibilità e la credibilità che merita”.
C’è un momento in particolare in questa tua carriera, o un
gol, o un aneddoto, che spicca più di altri?
“In ventuno anni ne ho viste e vissute di tutti i colori, quindi
sarebbe impossibile sceglierne una in particolare, ma penso che i due stage
giovanili con la maglia della Nazionale, siano stati un’emozione unica. A
diciotto anni mi vennero i brividi quando arrivò la chiamata…”.