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21/03/2024 20:37

L'Under 19 Nazionale che verrà: il merito condizione base, ma vanno coinvolti i Comitati Regionali

Come era prevedibile, la riforma del campionato Under 19 ha sollevato, sta sollevando e sicuramente solleverà, una ridda di opinioni contrapposte su quella che sarà la riorganizzazione della categoria apicale del futsal giovanile. La discussione, non appena il Consiglio Direttivo ha messo mano sull’argomento, si è aperta, ma non ha trovato quella vastità di apprezzamenti che coloro che avevano elaborato la formula di partenza si aspettavano di ricevere. Anche perchè, diciamolo in tutta sincerità, se è pur vero che da un punto tocca partire quello che ha stabilito il Direttivo della Divisione nel consiglio del 20 marzo va subito a toccare l’aspetto prioritario della questione, la regola inequivocabile sulla quale fondare il nuovo progetto, la “conditio-sine-qua-non” delle partecipanti al campionato che sarà: la volontà delle società e la meritocrazia.


L’immediata riflessione di chi scrive scaturita nel dopo-consiglio ha subito toccato questo tasto: stabilire che al “primo livello” possano partecipare solo le società di Serie A e A2 Elite è una determinazione che punisce i meriti di chi ha addirittura sul petto lo scudetto tricolore, creando una forma di discriminazione non certo accettabile sul piano meritocratico: come pensare di poter relegare le società più meritevoli dell’ultimo biennio ad uno specifico regolamento per completare l’organico? 


E come, analogamente, dover considerare in partenza proprio società come Aosta e Cioli Ariccia, ossia le vincitrici degli ultimi due scudetti Under 19, facenti inizialmente parte del “secondo livello” solo perchè le rispettive prime squadre militano in A2, prevedendo che una eventuale “promozione” venga consentita solo da una clausola regolamentare che attesti i meriti sportivi che, invece, devono essere riconosciuti direttamente e obbligatoriamente dai risultati del campo?


E’ il concetto di partenza sbagliato, come va subito chiarito che i criteri che devono determinare la composizione dell’organico del nuovo campionato Under 19 Nazionale, che devono essere scritti in funzione del varo della rinnovata categoria previsto nel prima della stagione 2025/2026, debbano passare anche attraverso una valutazione delle società che poi sviluppano l’attività pagandola attraverso le iscrizioni.


Come non è possibile ritenere che il completamento dell’organico per la partecipazione al secondo livello, che ovviamente prevederà una più consistente iscrizione di squadre interessando Serie A2 e Serie B, possa passare attraverso il semplicistico documento del “nulla osta” dei Comitati Regionali competenti, che invece andrebbero coinvolti diversamente cercando di interagire con loro sul piano organizzativo, visto che diverse società specie della cadetteria (e non solo, aggiungiamo noi) privilegerebbero più la partecipazione all’attività regionale che a quella nazionale, per una questione logistica ma anche (e in parecchi casi ovvia) economica. Ma ci si è domandati, a questo proposito, qual è la posizione dei Comitati Regionali, nello specifico di quelli più importanti, che sulla norma del “nulla osta” potrebbero porre dei paletti per evitare che molte società regionali, in un certo senso stuzzicate dalla prospettiva del nazionale, possano indirizzarsi altrove?


D’altro canto, come sempre, quando affrontiamo un argomento “sensibile”, siamo abituati a snocciolare i dati. Già lo facemmo qualche settimana fa per giustificare i motivi per i quali, secondo noi, la qualità del campionato Under 19 Nazionale era scadente; lo rifacciamo anche in questa circostanza a ragion veduta, per verificare se le condizioni delle “linee guida” dettate dalla Divisione per la strutturazione della futura Under 19 Nazionale vadano nella direzione della meritocrazia oltre che della categoria di appartenenza. Prendiamo in considerazione i risultati delle qualificazioni ai playoff registrate al termine della prima fase del campionato 2023/2024: ovviamente ci riferiamo alle squadre che sarebbero ammissibili al “primo livello”.


Delle 76 società che hanno ottenuto la qualificazione al tabellone dei playoff al termine della “regular season”, 11 erano di Serie A di cui solamente quattro - L84, Olimpus Roma, Fortitudo Pomezia e Meta Catania - vincitrici dei propri gironi (rispettivamente l’A, l’L, l’N e il V); poi 20 di A2 Elite (sei di esse hanno vinto i propri gironi), 18 di Serie A2 (con tre primi posti), 22 di Serie B (con quattro vincitrici di girone) e 5 del regionale, di cui una, il Mondolfo, ha addirittura vinto il girone H.


Insomma, i numeri sembrerebbero incoraggiare la direzione intrapresa dalla Divisione, ma è opportuno che la regolamentazione che andrà a determinare l’accesso alla nuova categoria, nei vari aspetti, consideri come detto i meriti acquisiti storicamente dai club, tenga presente le decisioni disciplinari delle ultime stagioni legate alla partecipazione ai vari campionati delle società e, soprattutto, coinvolgano sinergicamente i Comitati Regionali rendendoli parti attive di un sistema che può funzionare anche con un eventuale “terzo livello”, di base. D’altronde il calcio giovanile, in tante regioni, per anni ha funzionato in questa maniera ed ha naturamente provveduto a determinare quella classificazione meritocratica che deve essere alla base della rivoluzione che si deve (necessariamente) attuare. 


Ma che non deve essere l’unica.