18/04/2023 15:07
Il Gela ha completato sabato scorso un percorso stagionale tanto avvincente quanto complesso conquistando una promozione storica per il futsal del territorio meridionale della Sicilia, che in passato ha comunque prodotto importanti realtà di futsal, come la Pro Scicli (arrivava nei primi Anni Duemila a giocare anche in Serie A) e più recentemente Nissa, Akragas, o le stesse Canicattì, Gear Piazza Armerina e Arcobaleno Ispica, di scena nell’ultima stagione tra A2 e B. Insomma, alla ribalta del futsal nazionale si affaccia un nome nuovo ma che vuole porre le basi per un progetto duraturo nel futsal. A suon di vittorie, tra l’altro: dalla C2 alla C1, adesso in B, se non fosse stato per l'uscita di scena inattesa ad un passo dalla Final Four di Coppa Italia sarebbe stato un cammino oltremodo perfetto per il Gela di Enzo Fecondo, comunque ampiamente soddisfatto per quello che ha fatto la sua squadra quest'anno.
“Dire soddisfatto è poco, abbiamo fatto qualcosa di molto importante e lo dicono i numeri. Non eravamo ne’ una squadra ammazza-campionato, ne’ la squadra con un’ampia rosa per affrontare le insidie che si presentano nel corso di una stagione soprattutto dopo l’addio di Cesar Cosano, che però ha fatto scattare la consapevolezza che potevamo vincere lo stesso nonostante la grossa perdita. Perché avevamo fame di vittoria di realizzare quello per cui siamo tornati in blocco a Gela: la conquista della Serie B. Il fatto di essere usciti dalla coppa penso che forse sia stato un bene, perché non potevamo affrontare le due competizioni con questa rosa e non sto dicendo che ero contento, ma col senno di poi... meglio così”.
- C'è stato un momento, dopo il 2-0 della Vigor San Cataldo nel big-match della penultima giornata, in cui ha temuto che la promozione, che di fatto avevate tenuto in pugno per gran parte della stagione, potesse sfuggirvi di mano proprio in vista del traguardo? Quando Brasile ha segnato il 2-2 a 5' dalla fine quali sono state le sensazioni che ha provato?
“Le sensazioni di quella partita sono state meravigliose con un pubblico da grande eventi… 1200 persone... fantastico. Però ammetto che solo dopo la fine della partita qualche certezza è iniziata a barcollare, soprattutto perché da quella partita sono usciti giocatori infortunati, diffidati e acciaccati: praticamente la squadra aveva dato tutto per concludere la stagione in quella partita e festeggiare a casa nostra. Dopo il 2-0 non ho temuto per la promozione perché la nostra squadra è abituata ad avere una partenza diciamo poco intensa, a differenza del San Cataldo che parte fortissimo i primi dieci minuti… e quando Brasile ha segnato ero convinto che potevamo ancora vincere per fare esplodere il palazzetto. Alla fine i primi dubbi sono affiorati”.
Ma prontamente azzerati con la vittoria di Belpasso, che con il contemporaneo (e inaspettato) pareggio interno della Vigor col Rosolini, ha messo fine al duello con i nisseni.
- E' stato un campionato che è vissuto sul costante dualismo con la Vigor: quali sono state le peculiarità che il Gela, secondo lei, ha fatto valere nel complesso nei confronti tanto dei vostri principali antagonisti quanto di tutte le altre rivali affrontate?
“La differenza con le altre secondo me l’hanno fatta i molti veterani, i giovani che hanno accettato la parte di comprimari molto serenamente sapendo che avevano solo da crescere, il nostro portiere Marti' Rodriguez che in qualche occasione, non moltissime, ha tolto le castagne dal fuoco. In poche parole voglio dire l’intero gruppo ha raggiunto un equilibrio ed una serenità mai vista e, nello stesso tempo, un obiettivo da raggiungere con una determinazione da fare paura, che però, alla fine, ci ha portato ad una stanchezza fisica e mentale che onestamente avrebbe messo a rischio un eventuale spareggio. Quando parlo di gruppo parlo anche di dirigenti e soprattutto del nostro presidente, che ha saputo gestire bene i malumori dovuti alla partenza di Cesar Cosano. Unica pecca l’unica sconfitta di campionato a Montalbano: siamo stati irriconoscibili, eravamo stanchi e nervosi, che però voglio giustificare con la distanza della trasferta, le tre partite molto difficili a causa del turno infrasettimanale previsto proprio quella settimana, dei due diffidati da gestire e della testa che era già allo scontro diretto con il San Cataldo”.
- Che Serie B si aspetta per il prossimo anno? Dove pensa che la società dovrà intervenire a livello di organico per far si che il Gela possa competere a importanti livelli anche nella sua prima avventura in campo nazionale?
“Dove potremmo arrivare è presto per dirlo perché la Serie B è un altro pianeta dal punto di vista strutturale e dobbiamo crescere a 360 gradi, ma una cosa è certa: a noi non piace solo partecipare, e inoltre la Serie C1 a girone unico fatta per moltissimi anni con il Pro Gela e con molti di questi ex ragazzi, non si discostava moltissimo da questa serie B tecnicamente e tatticamente. Sicuramente però abbiamo tanto da lavorare per allestire un organico pronto ad affrontare un campionato nazionale”.