02/02/2025 13:28
"La grandissima partecipazione da parte delle società testimonia la stima nei confronti del lavoro che si è messo in atto in questi pochi mesi, oltre che il grande sostegno su cui ho potuto contare da sempre. È stato bello poterci riunire a pochi metri da un campo di futsal, nella sala stampa del PalaCatania, che di fatto è diventata troppo piccola perché gremita di presidenti e dirigenti, i quali ci hanno attestato che il lavoro messo in atto da questa governance è tanto apprezzato. L’entusiasmo delle società è sicuramente motivo di orgoglio e ci dà la spinta a continuare il percorso intrapreso. Come ho sempre dichiarato, per noi è fondamentale coltivare un dialogo continuo, stando al fianco dei club con l’obiettivo comune di far crescere sempre più il futsal. Grazie a tutti per la partecipazione".
Sono le parole del presidente della Divisione Calcio a 5, Stefano Castiglia, riportate dal comunicato stampa con il quale è stata diffusa la notizia dell’incontro che i componenti della governance hanno avuto prima dell’incontro tra Italia e Bielorussia con le società del nazionale siciliano. Che ha detto Castiglia con quelle parole che non dicono nulla se non rafforzare la natura propagandistica delle proprie affermazioni? Appunto, niente di nuovo. Perchè i problemi di questo futsal sono sempre disseminati sul tappeto e la verità è che non si stanno prendendo iniziative nell’immediato per evitare che questa disciplina, lentamente ma inesorabilmente, imploda ben prima che le tanto auspicate “iniziative futuristiche” possano cominciare a tradursi in effetti. E comunque sia, dirci che cosa si starebbe facendo non equivale a rendere pubblici i segreti di stato.
Alla rieletta governance continua a sfuggire quello che è il problema macroscopico che attanaglia il futsal italiano: non ci sono più giocatori. Per più motivi. Non sono state attuate politiche giovanili in grado di compensare i tagli della Riforma Bergamini e lo si vede con evidente chiarezza da quanti sono i giovani di qualità che trovano spazio in Serie A (perchè, sia chiaro, il problema dei giovani di qualità impatta la Serie A e marginalmente l’A2 Elite, al contrario di A2 e B dove il livello ne consente l’impiego su maggior scala) e, soprattutto, con un minutaggio costante. I movimenti del recente #futsalmercato invernale non solo hanno fatto registrare pochissime operazioni ma quelle realizzate hanno comportato lo spostamento solo di pochi giocatori, italiani o formati già affermati, e questo significa che c’è poca fiducia da parte dei club apicali nel “prodotto” del parco giovanile nostrano.
E in primis, ma tutti questi giovani che dovrebbero rappresentare il nocciolo dell’ormai prossimo ricambio generazionale, dove stanno? Si tende a mascherare l’enorme problema che si vive, con le pacche sulle spalle degli Azzurrini, oppure credere che i programmi Futsal+ messi in opera dal Settore Giovanile e Scolastico, e magari anche le “scoperte” annuali della Future Cup, rappresentino la soluzione di una problematica enorme, visto che alla fine stiamo parlando di poche decine di ragazzi che nella quasi totalità dei casi restano vincolati con le proprie società perdendo il treno della valorizzazione che questi eventi deve prospettare loro?
Al di là della inconcepibile frammentazione organizzativa dell’attività giovanile, che riguarda anche il futsal (Settore Giovanile e Scolastico per l’attività preagonistica e le finali nazionali Under 15 e Under 17, Comitati Regionali per l’attività ordinaria a livello Under 15, Under 17, Under 19 e Under 21, Divisione Calcio a 5 per l’attività nazionale Under 19 e le finali nazionali dei campionati regionali Under 19 e Under 21: alla faccia della semplificazione), è fuor di dubbio che il movimento del calcio a 5 giovanile italiano non è in grado di produrre giovani impattanti nell’immediato, perchè le attuali norme che regolano lo svolgimento dell’attività giovanile non consentono una gestione organica del processo di formazione impedendone il completamento, considerato che, da quando è stato istituito, oltre la soglia del campionato Under 19 non si è mai andati.
Adesso, però, si inizia a comprendere che questo è un problema di rilevanza strutturale, e agonistica, non indifferente, che Calcio a 5 Anteprima aveva evidenziato già nel settembre del 2022 (LEGGI QUI IL NOSTRO SERVIZIO) dopo la cocente eliminazione degli Azzurrini dagli Europei di categoria per mano della Polonia (sic!), tanto da aprire alla possibilità che dalla prossima stagione le società della nostra Serie A potranno chiedere l’iscrizione di una seconda squadra al campionato di Serie B. Chiediamo, ci voleva tanto per capire l’improcrastinabilità della svolta? Meglio tardi che mai verrebbe da dire.
Qui bisogna rendersi conto che il problema va affrontato, sì anche in proiezione futura, ma intervenendo da subito perchè le difficoltà esistono oggi e ce le portiamo dietro da anni, facendo però nulla per tamponarle. Esistono e la Divisione non può fingere che non sia così, solo perchè con quattro moine si riescono a convincere le società che si sta lavorando per arrivare alle soluzioni. Quando? Come? Quella del “formato della società”, che interessa i giocatori della fascia compresa tra i 15 e 21 anni, avrà come genesi il primo luglio 2025, ancora non si capisce se sarà o meno retroattiva, e tutti i ragazzi destinati allo status di “formato della società” nel corso di un triennio non potranno essere ceduti ad altri club, pena la decadenza dello status.
Prendiamo un giovane di 17 anni che entra chiaramente tardi nel mondo del futsal e fa vedere di avere le qualità per accedere nel roster della prima squadra: o è subito competitivo per magari andare anche in una Serie A (e comunque rischiare di non giocare) oppure deve sperare che la squadra Under 19 di quella società sia di livello competitivo tale che può sfruttare anche l’appendice del “fuori quota” (che verrà reintrodotto per l’Under 19 nazionale dalla prossima stagione) per restare vincolato al club. Ma vorremmo far notare che tra le sedici società impegnate nell’ultimo turno della Coppa della Divisione (che prendiamo come esempio di riferimento) solamente la Roma 1927 ha tagliato il traguardo dei quarti di finale tra i club di Serie A. Lettori, fatevi una domanda e datevi una risposta...
Senza dimenticare un altro aspetto che grava e non poco, che è quello dell’obbligatorietà. Alle società di Serie A viene imposto di disputare tutte le categorie giovanili, imposizione che relativamente si attenua in modo graduale per le restanti serie nazionali. Ma quando parliamo di campionati giovanili si entra in situazioni che rasentano l’imbarazzo, perchè pur nell’obbligatorietà di svolgere l’attività ci sono Comitati regionali che non organizzano campionati giovanili per determinate fasce, oppure che le squadre partecipanti si contino sulle dita di una mano, o addirittura non essercene in quel territorio. E questo superando lo scoglio rappresentato da quella che è un’accertata difficoltà nel comporre squadre per disputare campionati giovanili soprattutto in comprensori dove è conclamata un’elevata concentrazione di società di calcio alla quale in tanti casi, si aggiunge la scarsità di risorse umane per contingenze di carattere demografico.
Succede così, sempre più frequentemente, che decine di società preferiscono optare per pagare la sanzione prevista per la mancata partecipazione, che è di gran lunga inferiore alle spese da sostenere per affrontare anche un singolo campionato. Insomma, imporre l’obbligatorietà di svolgere attività giovanile sapendo che le criticità sono tante e in numerose circostanze connesse tra loro, è un concetto regolamentare deve essere assolutamente rivisto.
Come? Con l’unica soluzione perseguibile, ossia perorare istituzionalmente la necessità di obbligare le società della LND a svolgere attività di futsal nelle fasce giovanili. Perchè la carenza di giocatori, che rappresenta il problema globale delle società di futsal letteralmente sminuite dai numeri rispetto a quelle del calcio, solo in questa maniera potrebbe venire tamponata, facendo in particolare leva sugli innumerevoli esempi a livello internazionale che vogliono la base tecnica del futsal assolutamente propedeutica per lo sviluppo del giocatore di calcio, sin dall’apprendimento delle prime nozioni. Ma questa non deve essere intesa come una opzione: proprio le società di calcio dilettantistiche devono essere quelle che obbligatoriamente dovranno svolgere attività giovanile di calcio a 5, per poi interagire con i club di futsal i quali possono procedere al definitivo inserimento di quei giocatori che, per selezione naturale, dimostrano affinità col pallone a rimbalzo controllato. Un sistema che così andrebbe a ricalcare quei “mondi” ai quali tutti si dicono di volersi rapportare e imitare, ma che all’atto pratico restano solo delle chimere.
Ma al di là di tutto bisogna agire e darsi anche tempi risolutivi brevi. Il problema non è irrisorio e il futsal del domani ha bisogno di decisioni epocali che si attuino da subito, che siano sostenibili e producano concretamente effetti, non a parole. Perchè tutti sono abili al dire, ma ci vuole anche il fare. E se noi avessimo avuto il peso istituzionale per tradurre le teorie in fatti non avremmo esitato un secondo… purtroppo non lo abbiamo.