25/12/2024 20:14
Il messaggio di auguri per il Santo Natale che il presidente Stefano Castiglia ha diffuso il 24 dicembre attraverso il sito della Divisione Calcio a 5 offre lo spunto per fare alcune considerazioni sullo stato attuale del futsal. Era dalla vigilia delle elezioni per il rinnovo della presidenza e del Consiglio Direttivo che non affrontavamo questo genere di argomento: in verità ci eravamo fatti una promessa, che era quella di dismettere i panni del Don Chisciotte della situazione perchè combattere contro i mulini a vento di cervantesca memoria non era assolutamente il caso, anche perchè davanti al quasi plebiscitario consenso raccolto da Castiglia in sede elettorale, andare a rivangare determinate questioni che avevano caratterizzato la nostra "opposizione" nell’ultimo triennio, sinceramente sarebbe stato proprio come immedesimarsi nei panni del Don Chisciotte del futsal chiamato a combattere davanti a un muro forse insormontabile, che si rispecchia nel sostegno pressochè totalitario al “nuovo” assetto istituzionale.
Avevamo sperato che le immancabili promesse censite nel programma elettorale della campagna castigliana potessero iniziare a trovare la loro progressiva attuazione, considerando che di temi che bollivano sul tavolo ce ne erano numerosi e anche di necessaria valutazione in tempi ridotti. E dal messaggio natalizio del presidente credevamo potessero uscire frasi del tipo “abbiamo fatto questo…”, “abbiano deciso che…”: invece leggiamo un accomodante “…ci siamo messi al lavoro per l’obiettivo di valorizzare sempre di più la nostra disciplina…”. In che modo? Con quali progetti? Intervenendo su quali aspetti? Niente di tutto questo. E quel poco che è stato comunicato alla platea non ha certo prodotto effetti evidenti e riscontrabili.
Anzi, per mascherare la mancanza di proposte e soluzioni (che cosa è stato fatto per quanto detto nel punto 1 del programma di FutsaAll, il cardine di quell'elenco di propositi?), ecco che nel discorso natalizio vengono snocciolati tutti gli eventi che il futsal italiano si appresta a vivere da Capodanno sino al prossimo 30 giugno: come a dire a chi legge “guardate a quante cose stiamo preparandoci”. Come se in passato quegli eventi oggi considerati il frutto di una laboriosità spasmodica non sono mai stati organizzati e disputati. L’ordinario, insomma, che diventa lo straordinario. Ma a noi tutto quello che è stato scritto non ha fatto effetto. Perchè sia ben chiaro, aver voluto evitare deliberatamente di esprimere apertamente il nostro pensiero sui primi quattro mesi di governance Castiglia non vuol dire aver accettato di vivere nostro malgrado alla mercé della nuova conduzione istituzionale. Ma arriva un momento in cui qualcosa va detto anche per far capire che non è proprio tutto oro quel che sta luccicando. Anzi, ci sono delle situazioni in cui riteniamo sia indispensabile fare i fatti veri e anche da subito.
Il problema è che gli argomenti sui quali dover dibattere sono diversi, ma riteniamo che quello più importante, sul quale l’attenzione dei governanti del futsal non sembra mai essersi focalizzata, riguarda le correzioni che la Giunta Nazionale del Coni ha approvato lo scorso 20 novembre, apportate su alcuni passaggi dello Statuto della FIGC, uno dei quali concerne l’articolo 10 e, nello specifico, la “nuova” composizione della Divisione Calcio a 5. Non stiamo parlando di una sciocchezza e ne spieghiamo il perchè.
L’articolo 10 dello Statuto, che viene rafforzato dall’articolo 20 del Regolamento della Lega Nazionale Dilettanti, recitava così al punto 3: “La Divisione calcio a cinque e la Divisione calcio femminile, formate dalle società disputanti i campionati nazionali corrispondenti e dai Responsabili regionali di cui al comma seguente, sono inquadrate nella LND, salva diversa determinazione del Consiglio federale adottata a maggioranza qualificata”.
Questo punto è stato così modificato: “La gestione dei Campionati Nazionali dilettantistici di Calcio a Cinque è demandata alla LND attraverso la Divisione Calcio a Cinque, formata dalle Società disputanti i campionati nazionali corrispondenti, dotata di autonomia organizzativa e inquadrata nella stessa LND salvo diversa determinazione del Consiglio Federale adottata a maggioranza qualificata”.
CONSULTA QUI IL TESTO DELLO STATUTO FIGC MODIFICATO E APPROVATO DALLA GIUNTA NAZIONALE DEL CONI
Nella sostanza cosa ha approvato la Giunta Nazionale del Coni? L’esclusione dalle componenti della Divisione Calcio a 5 dei Responsabili regionali e, di fatto, la separazione "operativa" tra la Divisione Calcio a 5 e i Comitati Regionali, che in pratica non potranno esercitare alcun tipo di controllo o influenza sull’organizzazione dell’attività nazionale come avveniva, ad esempio indirettamente, attraverso l’annuale conferenza in cui i 19 delegati territoriali concertavano con la Divisione Calcio a 5 la determinazione delle fasi nazionali dei campionati su scala regionale (Serie C1 maschile, C femminile, Under 21 e Under 19) e in primo luogo delle varie coppe Italia. Un rapporto che ricordiamo una volta basato sul principio del collaboratività, diventato decisamente contrastato nell'ultimo periodo della precedente governance, tanto che all’inizio dell’anno s’è registrata una vera e propria spaccatura tra Divisione e Responsabili regionali su alcune competenze.
Su questo aspetto va altrettanto archiviata la decisione del presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, di non rinnovare per il quadriennio 2025/2028 la Commissione di Studio per il calcio a 5 che era stata promossa negli anni precedenti con lo scopo, alla luce della Riforma Bergamini, di trovare quelle soluzioni regolamentari che potessero uniformare in primis l’attività a livello regionale, cancellando la singolarità di normative che distinguevano un campionato di C1 dall’altro, fino al punto di arrivare alle competizioni di rilievo nazionali con le squadre partecipanti non tutte in grado di soddisfare le regole comuni addirittura sull’impiantistica e la gestione del tempo di gara per lo svolgimento delle competizioni! Una Commissione che avrebbe sicuramente potuto produrre degli indirizzi tali da far convergere tutti i Comitati Regionali verso l’adozione di un regolamento unico e tale da poter convogliare la massima categoria regionale verso l’adeguamento alle regole sulla partecipazione al gioco disposte dalla stessa riforma per i campionati nazionali. Ma non c'è più.
Orbene, la decisione del presidente Abete non sappiamo quanto sia stata propedeutica alla determinazione della Giunta Nazionale del Coni e quale connessione possa esserci tra queste due novità, ma il risultato è chiaramente ineluttabile: i Comitati Regionali - che già in precedenza non lo avrebbero potuto fare, ma in Consiglio di Lega non era così - non possono (almeno fino a nuove determinazioni statutarie) mettere più bocca su quanto organizza la Divisione Calcio a 5. E qui entra in gioco un passaggio fondamentale del nuovo articolo 10 dello Statuto che recita - e conferma - testualmente: “…dotata di autonomia organizzativa…” (lo abbiamo scritto in grassetto apposta per farlo risaltare).
Ma che cos’è l’autonomia nel senso etimologico della parola? Ce lo dice la Treccani: “In senso ampio, capacità e facoltà di governarsi e reggersi da sé, con leggi proprie, come carattere proprio di uno stato sovrano rispetto ad altri stati. Con riferimento a enti e organi dotati d’indipendenza, il diritto di autodeterminarsi e amministrarsi liberamente nel quadro di un organismo più vasto, senza ingerenze altrui nella sfera di attività loro propria”.
Quindi cosa significa questo? Che gli atti che si sono succeduti dal rinnovo della presidenza della LND sino all’approvazione della Giunta Nazionale del Coni sullo Statuto, hanno non solo delegittimato l’influenza dei Comitati Regionali sulle decisioni che la Divisione Calcio a 5 intenderà adottare, di fatto autorizzando la Divisione Calcio a 5 a procedere autonomamente finanche alla possibilità di organizzare i campionati regionali di calcio a 5, il tutto in maniera pienamente lecita e riconosciuta dalle disposizioni statutarie.
E allora, invece di lasciarsi andare a proclami che sono solo fini a sè stessi, perchè la governance Castiglia non prende con decisione in mano questo nuovo e legittimo potere attribuitogli dallo Statuto della FIGC per cambiare radicalmente la propria politica e procedere, come primo passaggio, a una decisa ricollocazione nello scacchiere di una LND, da cui tuttavia non deve più ritenersi condizionata negli aspetti decisionali potendo accampare quel diritto all’autonomia organizzativa assicurato dall’articolo 10 dello Statuto? E al tempo stesso iniziare a muovere con decisione i passi verso una successiva ma definitiva separazione dalla Lega Nazionale Dilettanti, tornando a calcare il progetto di quella scissione dal Quarto Piano, per una indipendenza operativa che oggi più che mai la Divisione Calcio a 5 è in grado di pianificare e percorrere per dare totale valore alla sua attività e pieno riconoscimento alle proprie capacità.
E’ finito il tempo in cui il futsal doveva subire il condizionamento di chi la nostra disciplina la considerava marginale al movimento calcistico nonostante muovesse un numero clamoroso di praticanti e la sua attività fosse articolata e capillarizzata in tutta la Penisola. Alla Divisione Calcio a 5, nello specifico al presidente Castiglia e al Consiglio Direttivo, è stato messo in mano lo strumento normativo per cominciare a concentrare le proprie aspettative verso la creazione di quella Lega Futsal che oggi rappresenta il solo organismo in grado di pensare, ideare, studiare, proporre e mettere in atto tutte quelle iniziative che possono esaltare il nostro movimento, puntando unicamente sulla sua valorizzazione e affermazione, non solo sportiva ma anche - e oseremmo dire soprattutto - commerciale.
E’ come trovarsi nelle condizioni di battere un calcio di rigore senza portiere: sbagliarlo sarebbe un errore imperdonabile e il futsal che guarda al suo futuro non può assolutamente permetterselo.