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11/03/2026 19:44

Dal campionato vinto alle finali di Coppa: quella dell'Orange Asti è già un'annata memorabile

Se fosse un film con Russell Crowe si potrebbe chiamare “Un’ottima annata”. Se fosse un’opera d’arte sarebbe la La nascita di Venere. Se fosse una partita di calcio entrata nella leggenda sarebbe il Italia–Germania 4-3. Ma la bellezza che sta regalando questa stagione Orange non ha paragoni. Per raccontarla bisogna scavare nella memoria e tornare indietro di dieci anni, a quel rigore di Ramon che consegnò lo scudetto agli astigiani e aprì una pagina indimenticabile della storia.

Oggi quella storia sembra aver ritrovato nuova linfa. Con la larga vittoria contro i vicentini del Cornedo, Patanè ha centrato con una squadra interamente autoctona tutti gli obiettivi della stagione: campionato vinto, finali di Coppa raggiunte e Under 19 qualificata per la decima volta alle finali di Coppa Italia. E il campionato giovanile non è ancora finito: anche lì gli Orange guidano la classifica.

Alla domanda sul perché di questo successo, Patanè ha parlato di una filosofia prima ancora che di una squadra: un gruppo cresciuto nel tempo, con serietà e lavoro quotidiano, senza mai farsi travolgere dall’entusiasmo ma costruendo passo dopo passo. Lo si è visto al PalaBrumar, contro Cornedo: il tunnel di Francalanci a un monumento come Amoroso, l’anticipo di Angelino su Del Gaudio. Non è irriverenza, è la voglia di crescere, la dimostrazione che ogni giocatore sente di poter dare qualcosa in più.

La partita è stata lo specchio della stagione: un primo tempo di attesa, prudente, poi lo shock dell’uno-due veneto. Ma questa squadra non va in affanno, respira, si ricompone e, trascinata dal suo capitano, cambia il destino della gara. Proprio come ha fatto durante tutto l’anno. Certo, nel futsal anche gli episodi contano e a volte aiutano. Ma in casa, quest’anno, nessuno ha dettato legge – eccezion fatta per Crema – ed è lì, tra le mura amiche, che gli Orange hanno costruito il loro percorso.

Adesso si va alle finali con la leggerezza di chi ha già raggiunto qualcosa di grande e con la consapevolezza di avere ancora molto da dire. Senza pressione, ma con la forza di un gruppo che sa quello che vale.

E se da quelle finali dovesse arrivare qualcosa di più, qualcosa che assomigli a una coppa, allora non sarà soltanto un’ottima annata. Sarà una stagione destinata a restare nella memoria di Asti.

Giuseppe Rasolo