23/10/2023 00:01
I sondaggi sono quelle operazioni, cita Treccani, “effettuate per raccogliere gli elementi necessari al fine di stabilire con maggior sicurezza l’ampiezza e la stratificazione del campione statistico su cui si vuole operare l’indagine”. Nella sostanza si parla di numeri.
L’indagine in questione è legata alla Coppa della Divisione destinata in questa stagione, in via sperimentale, agli Under 23 e i dati che citeremo sono quelli che sono stati prodotti dal campo in occasione della prima fase che, si badi bene, si concluderà solamente martedì 24 ottobre quando verrà completata la scrematura delle formazioni che accederanno al tabellone nazionale. Come tutti sapranno, la Coppa della Divisione edizione 2023/2024 è stata sviluppata su una fase iniziale composta da 16 macrogironi suddivisi a loro volta in 55 triangolari e 9 abbinamenti ad eliminazione diretta, che hanno prodotto un primo passaggio di turno per 64 squadre, inizialmente abbinate in semifinali e finali di girone, con sole 16 superstiti che affronteranno nei prossimi mesi, in doppia gara ad eliminazione diretta, i turni successivi sviluppati in un calendario precostituito che prenderà il via con l’andata degli ottavi di finale prevista il 16 dicembre, con ritorno il giorno 27 in piene festività natalizie.
Nel nostro servizio dello scorso 9 ottobre (LEGGI QUI) sfornavamo i primi numeri della “mattanza” che si era già verificata alla conclusione del primo turno e che era in procinto di ampliarsi in vista delle sessioni successive, a eliminazione diretta e in gara unica. Adesso, a completamento del girone N1 registrata in settimana, le squadre che hanno complessivamente salutato la Coppa della Divisione disputando solamente due partite sono state 119 su 183 partecipanti, vale a dire il 65% del totale, in pratica due squadre su tre; a loro vanno sommate le 26 che sono già state eliminate nel secondo turno, per un totale salito a 145 unità, equivalenti al 79,2% del totale, in pratica quasi quattro squadre su cinque.
Quella di martedì 24 sarà una ulteriore data-step: si completeranno le sfide delle semifinali di girone ma sono anche in programma 11 finali, dopo di che il totale delle eliminate al terzo turno salirà a 162, ossia l’88,5% delle partecipanti iniziali. Nel momento in cui verrà poi definito il tabellone degli ottavi saranno andate definitivamente a casa 167 squadre, che rappresentano il 91,2% delle iscritte alla competizione, che proseguirà solamente per le 16 superstiti citate poco fa.
Insomma, a conti fatti, 119 squadre hanno giocato due partite prima di uscire, 151 ne avranno giocate tre e 167 quattro: esattamente la formula ideale per una competizione che doveva essere deputata alla formazione dei nuovi calciatori da immettere soprattutto nei campionati apicali. Ma il nocciolo della questione, oltre ai numeri che appaiono decisamente incontrovertibili, è un altro: quello delle squadre che, al momento di pubblicare questo servizio, si sono qualificate nei giorni scorsi per le 16 finali di girone. E qui si resta veramente a bocca aperta.
SERIE A PIU’ CHE DECIMATA - Al momento di pubblicare questo servizio ovviamente non eravamo a conoscenza delle 16 squadre che accederanno al tabellone nazionale, visto che - come detto - le prime finali si giocheranno solo il 24 ottobre. Ma un primo dato sulle formazioni arrivate a questo punto si può desumere e, detto molto sinceramente, il quadro è alquanto sconfortante. Premessa indispensabile: non stiamo qui a esaltare o minimizzare i risultati di chi è andato in campo, tanto riguardo a club rinomati che a società emergenti, per cui la nostra valutazione resta di carattere generale e non certo soggettiva (anche se limitarsi nei riferimenti non è stato possibile).
Alla vigilia del terzo turno (che come detto si prolungherà di qualche giorno), le squadre che hanno già ottenuto l’accesso alle finali di girone sono complessivamente 22 sulle 32 previste: cinque le partite di semifinale che si giocheranno tra il 24 e il 25 ottobre prossimi, che comporteranno lo slittamento di data, appunto, di altrettante finali. Di queste 22 solamente 3 sono di Serie A (Ciampino, Napoli e Feldi Eboli), 5 di A2 Elite e ben 16 equamente divise tra club di A2 e di B. Ora la riflessione che viene spontaneo fare è sul perchè emergono questi numeri: sia chiaro che la Serie A può raddoppiare la sua franchigia nelle finali di girone, visto che L84, Olimpus e Meta devono ancora giocare le rispettive semifinali (e lo faranno il 24), ma in attesa che questo possa verificarsi non sfugge certo il dato che sono state ben 10 le società di Serie A che hanno finito in anticipo il loro percorso e per quattro di loro, vale a dire Active Network, Genzano, Mantova e Olimpia Verona, subendo sconfitte di entità clamorose rispettivamente contro Real Fabrica, Real Ciampino Academy, Real Five Rho e Fenice Veneziamestre. Un risultato complessivo che rende l’idea su come più o meno la maggior parte dei club della massima divisione (in questo caso 10 su 16) abbiano interpretato la partecipazione alla Coppa della Divisione.
Ma la situazione non è certo meno leggera per le società di A2 Elite, anzi. 5 sono state le squadre ad aver raggiunto le finali di girone (Fenice, GPA Città di Mestre - che peraltro il 24 si sfideranno tra loro - e poi Lecco, Cesena e Defender Giovinazzo), in corsa ci sono ancora Lazio e Regalbuto, ma al massimo le unità dell’Elite che raggiungeranno il terzo turno saranno 7, vale a dire il 27% dell’organico della seconda divisione nazionale, tradotto in soldoni poco meno di una squadra su quattro. Andando a vedere le percentuali delle società di A2 e B già al terzo turno, verrebbe da dire che la proporzione sui numeri complessivi delle iscritte alle due categorie è sicuramente inferiore a quelli di A e A2 Elite: ma qui subentra il paradosso che rende l’idea di quanto controversa possa essere questa competizione.
Ovviamente per le società di A2 e B la scelta delle rose da presentare in campo abbraccia, per una consistente entità numerica, giocatori che nel corso della stagione sportiva vengono impiegati simultaneamente (giocando) sia in prima squadra che nell’Under 19 i quali, acquisendo un maggior minutaggio nei campionati senior seppure di categoria inferiore, traducono anche nel confronto con coetanei di società militanti in Serie A ed Elite, impiegati sicuramente di meno, un livello di formazione maggiore dovuto proprio alla possibilità di disputare campionati più performanti sia sul profilo agonistico che tecnico. Nella sostanza, qui non si parla di bravura del giocatore giovane, bensì di partecipazione al gioco e di minutaggio acquisito.
Poi subentra, ed è purtroppo vero, anche il fatto che i risultati venuti fuori in alcune partite in cui sono state impegnate le formazioni di Serie A, lasciano intuire chiaramente la scarsa attenzione riservata per la Coppa della Divisione, altrimenti non si possono spiegare sconfitte come il 20-3 del Mantova a Rho, il 13-0 del Genzano a Ciampino oppure il 17-1 beccato dall’Active Network a Fabrica, dove tra l’altro i viterbesi non si sono presentati domenica scorsa per la prima giornata del campionato Under 19 (ed era un derby, sic!), senza dimenticarsi del 17-0 imposto dalla Fenice all’Olimpia Verona.
Se la Divisione Calcio a 5 voleva mettere in piedi una competizione in cui le società minori se la sarebbero giocata alla pari con quelle dei campionati di vertice, è riuscita in pieno nel suo intento. Però con una mancata, e non meno rilevante, considerazione di fondo: tra le squadre ancora in corsa, eccezion fatta per la Roma vincitrice dell’ultima Supercoppa Under 19, troviamo Orange Asti, Aosta (una delle due uscirà di scena ai sedicesimi), Fenice, Lazio, Villorba, Cioli Ariccia, così come Regalbuto o la stessa Meta, per non parlare dell’Olimpus, che trasformeranno il percorso finale di questa competizione nella “solita nota” fase conclusiva che si registra puntualmente nei playoff del campionato Under 19 o in Coppa Italia, magari con qualche eccezione che si potrebbe individuare nel Ciampino o nello Sporting Hornets, ma anche nel Cesena, che possono costituire le outsider delle, appunto, “solite note”.
E rilanciamo la “solita nota” domanda: ma detto onestamente, una Coppa della Divisione disputata con questo regolamento e con le società superstiti che si dovranno accollare adesso tutti turni infrasettimanali, non proprio comodi indipendentemente dal criterio della vicinorietà con cui sono stati sviluppati gli abbinamenti del tabellone nazionale, quale vantaggio effettivo può dare soprattutto a quei club - e ci riferiamo alle società di A ed Elite - che a causa della riforma si sono visti gli organici troncati sul piano qualitativo senza riuscire a trovare ricambi adeguati a meno di esborsi “congrui” sul piano economico?
E se la Coppa della Divisione verrà ricollocata nel programma delle competizioni ufficiali della stagione 2024/2025, indipendentemente dal problema della designazione che dovrà essere fatta riguardo la vincente per la partecipazione alla prossima Supercoppa (ci andrà la squadra effettivamente vincitrice sul campo con i suoi limiti di età o la prima squadra della società che rappresenta?), varrà realmente la pena ripetere questo fallimentare esperimento di riservarla agli Under 23?
Fateci ancora capire… cui prodest?
cas.