17/08/2023 00:00
Siamo sinceri. L’istituzione della Coppa della Divisione nella formula adottata per la stagione 2023/2024 ci verrebbe quasi da etichettarla con uno slang fantozziano. Eppure anche noi di Calcio a 5 Anteprima avevamo accolto la scelta della Divisione Calcio a 5 di riservarla alla fascia Under 23 come una felice, e opportuna, intuizione. Ma, ahinoi, siamo stati eccessivamente precipitosi nell’esprimere in questi termini la nostra condivisione. Adesso, anzi, la pensiamo nella maniera totalmente opposta: organizzata così la Coppa della Divisione non serve assolutamente a niente!
Ma come? Si dirà… Quella che dovrebbe essere una delle competizioni da far impettire tutti in piazzale Flaminio improvvisamente diventa inutile? Siamo ancora una volta sinceri: anche lo scorso anno avevamo ribadito che questa competizione, per come era stata strutturata sia normativamente che in base al calendario, rappresentava più un peso che un’opportunità, tanto che la nostra testata, in totale coerenza con le proprie convinzioni, si è limitata solamente a riferire dei risultati del campo in quanto competizione ufficiale. Ma nulla di più.
E oggi risiamo allo stesso punto della passata stagione, con la differenza che mentre dodici mesi fa contestavamo l’adozione non solo di un calendario improponibile per la sequenza di impegni che andava a sottoporre le società nell’ultimo trimestre del 2022, ma anche di una distonia regolamentare legata all’impiego dei giocatori “non formati”, con le limitazioni correlate agli obblighi statuiti per le singole categorie di appartenenza dei club; oggi puntiamo l’indice nei confronti della decisione di riservare la Coppa della Divisione a squadre composte da giocatori nati dal primo gennaio del 2001 in poi. Come lo definite voi tutto ciò? Noi abbiamo una parola che racchiude tutto: inconcepibile! E ne spieghiamo il perché.
TUTTO PARTE DALLA RIFORMA - Che non ci si venga a dire che siamo andati in fissa con la Riforma Bergamini e che gli additiamo tutti i problemi che affliggono il nostro futsal. Noi siamo pienamente convinti che la riforma del futsal vada totalmente in contrapposizione alla crescita della nostra disciplina. E il tentativo attuato dall’istituzione di indorare la pillola con la Coppa della Divisione per gli Under 23 e’ la testimonianza di quanto siano poco percepite le difficoltà del futsal in generale e, in maniera mirata, in tema di ricambio generazionale.
Da dove dobbiamo ripartire per spiegare il nostro concetto se non dall’attuazione della Riforma Bergamini? Non siamo certo gli unici a pensare che sia palese che un processo sostanzialmente di rifondazione, come si prefiggevano le intenzioni nel momento della concezione della riforma, ha bisogno di uno spazio temporale più ampio per venire acquisito, metabolizzato e tradotto in risposte concrete: quello ossia che l’introduzione della riforma non ha rispettato. E sappiamo bene che gli effetti hanno prodotto problemi anche non di poco conto sull’organizzazione tecnica dei club soprattutto della sfera nazionale.
La volontà di intervenire rimodulando le percentuali dei partecipanti al gioco, andando persino oltre i numeri contemplati dalla circolare CONI 1276/2004, è proceduta ignorando che il nostro futsal non era in grado di fornire tutti quei giocatori di qualità assimilabile ai “non formati” oggetto del taglio della riforma, carenza che comunque si sarebbe dovuta compensare dalla riduzione dei costi di ingaggio e, nel complesso, della gestione economica dei club. Ma non è andata affatto così, perché già nel luglio 2022 i club di Serie A si sono coalizzati chiedendo l’innalzamento a 5 unità dei giocatori “non formati” da inserire nelle liste di gara a causa della oggettiva difficoltà di reperimento dei calciatori italiani e “formati” occorrenti. Che in questa stagione, sfruttando l’ulteriore taglio apportato al numero di “non formati” da poter utilizzare, hanno fatto lievitare le loro richieste a livelli di fatto inaccettabili e fuori budget per molte società.
Un rischio che Calcio a 5 Anteprima aveva a suo tempo rimarcato, chiedendo spiegazioni lungimiranti agli estensori della riforma, ma le richieste erano rimaste puntualmente inascoltate. Ma mai eravamo stati degni oracoli, visto che la situazione complessiva è andata esattamente nella direzione che avevamo previsto.
UN OBIETTIVO TUTTO DA CAPIRE - Dunque, si attua una riforma puntando al risultato finale (da raggiungere senza porre una data nemmeno indicativa) ma evitando di preoccuparsi di dare soluzioni nell’immediato, nella convinzione che per le società del nazionale, l’obbligatorietà dell’attività giovanile da svolgere, in primis la partecipazione al campionato Under 19, potesse essere la panacea del problema, e la stessa Under 19 costituire il serbatoio da dove attingere le risorse per integrare le rose carenti e conservare un decente grado di competitività. La più infatuante delle illusioni!
Come si può pensare che il campionato Under 19, per come è strutturato e per come è regolamentato, che per quattro-quinti della sua durata si sviluppa su base territoriale e ingloba anche numerose società del settore regionale, possa rappresentare quell’attività ufficiale così performante al punto che le prime squadre attingano senza problemi per completare i propri vuoti di organico?
La risposta viene data dalla stessa Divisione, che mentre in passato si è prodigata a fornire dati per dimostrare che la riforma era la strada giusta da seguire per il rinnovamento del futsal, a un anno di distanza non ne fornisce alcuno, ne’ con la stessa solerzia tanto meno dovizia di informazioni. Per un motivo molto semplice: la riforma non ha funzionato, non ha prodotto il ricambio su cui si basava il provvedimento. Ma non solo non ha invertito il trend della partecipazione al gioco, ma ha anche evidentemente abbassato la caratura dei roster soprattutto dei club con minori possibilità di spesa, paradossalmente facendo incrementare i costi di gestione a causa delle esose richieste di quei giocatori funzionali - e aggiungeremmo necessari - alla fine ingaggiati per rispondere alle esigenze regolamentari.
E mentre si continuano a tagliare “non formati”, a Palazzo non si prendono iniziative che possano permettere alle società di ammortizzare il vuoto tecnico (e anche demografico), preferendo percorrere strade al limite della sperimentazione, come è appunto la decisione di limitare ai giocatori Under 23 la partecipazione alla nuova Coppa della Divisione, impiantando una formula di svolgimento che per due società su tre la presenza nella competizione equivarrà a solo un paio di apparizioni. Con quale spirito, dunque, le società dovranno impegnarsi per attrezzarsi con atleti di una fascia che nella maggior parte dei casi sono usciti dal giro della prima squadra o sono stati ceduti giocando altrove, ovvero anche svincolati? Come sarà possibile reperire il materiale umano che potrà consentire alle società di non “sacrificare” gli Under 19 davanti alle difficoltà che si presenteranno per provare a comporre rose Under 23?
QUANTO VALE LA FORMAZIONE? - Ma la domanda che ci poniamo con particolare preoccupazione è come si può credere che una competizione, che molte società esauriranno al termine del primo turno e la metà delle restanti in quello successivo, possa ritenersi performante e in grado di poter predisporre tanti giovani appartenenti alla fascia compresa tra i 19 e i 23 anni, ad affrontare il salto in prima squadra con alle spalle un’esperienza così risicata? Possibile che nessuno abbia valutato questo aspetto nel momento in cui si è deciso di trasformare la formula della rassegna? Passi la positiva valutazione dell’idea, che anche noi supportammo all’epoca, ma chiaramente ipotizzando una manifestazione che si sarebbe snodata in maniera completamente differente, la quale avrebbe concretamente offerto alle società la possibilità di giocare un numero consistente di partite in un arco di tempo più ampio, affinché venisse assicurato un grado di formazione tale da far acquisire ai giovani giocatori le capacità necessarie per impattare in maniera diversa a livello di prima squadra.
La verità è che oggi le società devono sottostare alla forza che i giocatori italiani e “formati”, anche di modesto valore, hanno acquisito a livello di contrattazione grazie soprattutto agli errori di una riforma che doveva essere ponderata anche in previsione dell’introduzione della Riforma dell’Ordinamento Sportivo della quale da tempo correva voce e che adesso è stata introdotta condizionando non poco la gestione economica dei club dilettantistici, andando così a sommarsi agli effetti noti degli obblighi di gioco fissati dal comunicato 772 del 2022. Ma l’istituzione, invece di favorire le iniziative regolamentari più idonee per agevolare il lavoro delle società, istituendo formalmente una categoria che abbracci il quadriennio 2000/2004 e permetta anche il coinvolgimento di tutti quegli atleti che magari puntano al futsal per trovare alternative al calcio, procede per esperimenti che, nel caso della Coppa della Divisione per Under 23, non produrranno risultati reali e benefici concreti. Concorrendo al lacunoso vuoto di giocatori che molte società delle categorie apicali lamentano in attesa che dal vivaio emergano quei giovani che possono aspirare a un ruolo di rilievo nelle prime squadre.
Appunto, nell’attesa… Ma il futsal non può permettersi di attendere.
P.S. Ci dimenticavamo la gestione delle squalifiche: speriamo che la scorsa stagione abbia insegnato qualcosa…