11/05/2021 20:07
Riceviamo e pubblichiamo la lettera ricevuta da Carlo Alberto De Marco, tecnico non udente, che sogna di poter allenare una squadra di udenti: "Sono una integrazione indolore, e senza pregiudizi".
Questa la lettera.
"Mi chiamo Carlo Alberto De Marco di Dalmine, o Mister CADM così come mi chiamano affettuosamente i miei amici, sono una persona non udente, ho perso l’udito da piccolo, porto da sempre la passione per il futsal.
Il mio sogno è quello di
diventare un giorno allenatore di una squadra composta da persone udenti e
perché no anche una squadra mista tra
persone udenti e sorde allo scopo di valorizzare l’integrazione in ambito
calcistico: sogno una integrazione
indolore così tutti possano scendere in campo guardando in faccia le persone
diversamente abili senza ricorrere a
pregiudizi che di fatto inquinano il vero talento di questi giocatori che hanno
una grande voglia di giocare in campo.
Durante il mio percorso professionale ho ottenuto con
grande soddisfazione risultati molto importanti, nell’ambito del mondo silente e non solo, soprattutto a
fianco con il Real e Non Solo ASD, una squadra che reputo molto valida, composta
da giocatori di talento e gestita da un team di tutto rispetto, fino ad adesso che sono stato nominato come Vice Allenatore Federale della squadra
nazionale Under 21 della FSSI, un compito molto ambito che spero di dimostrare sul campo, grazie a Luca Toniolo, uno dei
pilastri del Real e Non Solo ASD e diventato da poco Direttore Tecnico della Nazionale C5 della FSSI, che mi ha dato
totale fiducia, affiancandomi con il nuovo Allenatore Federale della Nazionale Italiana
Under 21, Dino Scaglione, una persona molto
valida sotto molti
aspetti.
Sono sicuro che stando al fianco
di elementi molto validi come l’allenatore federale Valter Ferraro, Alberto
Nogara, il preparatore atletico dei
portieri, anche con il mio caro compagno di avventure, Dino Scaglione, attuale
allenatore federale della nazionale
italiana Under 21, imparerò tantissime cose e per farlo dovrò lavorare
parecchio in tal senso fino a quando
raggiungerò altri risultati ancora più importanti di quelli ottenuti
finora.
Per raggiungere la massima
prestazione mi sono sempre impegnato sia nello studio che nell’acquisizione di
nuove tattiche osservando i più
importanti componenti del mondo futsal come Bellarte, Collini, Cipolla, tanto
per fare alcuni nomi, e non solo
anche studiandole leggendo diversi testi e seguendo vari filmati su Youtube,
oltre a frequentare corsi online come
posso, nel tempo libero che ho a disposizione. Mi rendo conto che c’è tanto da
lavorare ma non demorderò perché non
sono il tipo che molla alle prime difficoltà che mi si presenteranno,
continuerò fino a quando perfezionerò sempre di più il mio excursus
professionale finché non mi sentirò
totalmente realizzato anche nella vita personale.
Per questo ho deciso di raccontare la mia esperienza di
profondo conoscitore del mondo futsal, usando parole semplici come è nella mia natura farlo, nella speranza
di darne massima condivisione al fine di lasciare un prezioso contributo specialmente ai giovani che hanno lo
stesso mio problema, i quali hanno un forte desiderio di giocare a futsal alla
pari dei normodotati anche sul
piano professionale ma non è così semplice perché ci sono molti ostacoli da
affrontare, come ho accenato prima".
Sono ostacoli a prima vista invisibili che purtroppo minano la nostra difficile convivenza
in un mondo ormai influenzato da cattivi preconcetti che impediscono una corretta integrazione
sociale delle persone diversamente abili nella vita di tutti i giorni.
Da sempre ho ritenuto che lo
sport esprima il desiderio di sollecitare la persona, indipendentemente dal
fatto che sia diversamente abile o
meno, a trascendere sé stessa anche attraverso l’accoglienza dell’imperfezione
e del limite, la gioia di esserci e
di provarci, comunicando passioni vere e sincere. È questa la vera gioia dello
sport che personalmente voglo trovi
sempre più spazio nel vasto mondo dello sport agonistico dove conta non solo
vincere a tutti i costi ma anche mettere sul campo le proprie abilità.
Perché tutto questo possa avvenire
è assolutamente necessario una forte collaborazione tra le varie istituzioni
sportive e non solo per far sì che un giorno finalmente i giovani sordi possano mettere
in campo il proprio talento,
senza grandi difficoltà, alla pari di tutti i normodotati specialmente a livello agonistico proprio perché lo sport,
esattamente come la musica, è un elemento che può essere condiviso da tutti
senza scendere a preconcetti di ogni tipo e genere.