02/08/2025 17:33

Caputo e una vera scelta di cuore: "Perché torno alla CDM? Qui trovo un ambiente umano ed empatico"

L'estate 2025 del futsal italiano verrà ricordata anche come quella del ritorno nel Belpaese di Ricardo Caputo, su quei parquet che l'hanno visto essere protagonista per circa un ventennio e che ora torna a calcare a tre di distanza dal suo arrivederci allo Stivale. E il suo rientro in Italia avviene con una maglia speciale, quella della CDM, una delle ultime che ha vestito prima di tornare in Brasile; il campione d'Europa con il Montesilvano nel 2011, che abbiamo intervistato telefonicamente negli ultimi giorni, ci svela perché la scelta è ricaduta proprio sul ritorno a Genova, dove l'ex Augusta, Luparense, Pescara e Italservice Pesaro sarà un punto di riferimento per una squadra neopromossa che comunque ha già ingaggiato diversi rinforzi di peso.

- Quali pensieri ed emozioni ti frullano per la testa ora che ritorni in Italia, indossando tra l'altro la maglia di un club che conosci bene come la CDM?

"Mi passa un film per la testa, un film che parla di resilienza, sacrifici e soprattutto di conquiste. Per me tornare in Italia è compiere un ritorno a casa, visto che gran parte della mia carriera e della mia maturità calcistica ed umana si sono sviluppate proprio in questo Paese, che mi ha regalato tante gioie e titoli. Indossare nuovamente la maglia della CDM mi riempie di motivazione e stimoli, visto che dopo la pandemia ho lasciato una parentesi aperta con questa società e soprattutto con il presidente Matteo Fortuna, con il quale nel piccolo periodo di conoscenza abbiamo avuto subito feeling e stima. Ecco perché tra tante offerte ho scelto questa società, perché so che qui troverò un ambiente non solo sereno e professionale, ma anche umano ed empatico”.

- Cosa ti aspetti da questa seconda avventura a Genova? Sia sul piano collettivo che personale?

“Sarà una stagione molto impegnativa, sappiamo tutti che la Serie A è molto equilibrata e tutte le squadre possono vivere momenti difficili lungo il percorso, soprattutto le neopromosse. Personalmente penso di portare tutta la mia esperienza e cattiveria agonistica per sostenere i ragazzi in questi momenti; sul piano collettivo, conosco quasi tutti i giocatori e quelli che non conoscevo li ho visti giocare nella scorsa stagione, stupendomi positivamente; quindi, credo che faremo una bella stagione”.

- In queste tre stagioni di distanza dal futsal italiano hai avuto modo di seguire l'andamento della Serie A? Che campionato pensi possa essere quello della prossima stagione che si appresta ad affrontare la CDM?

"Impossibile stancarsi del futsal, soprattutto della Serie A, dopo tanti anni vissuti in questo sport. Dopo questi anni, vedo la Serie A più fisica e meno tecnica, anche il metodo di giudizio degli arbitri ho visto che lascia correre di più le partite. Certamente non saremmo quelli obbligati a vincere lo scudetto, però voglio già dare la carica: questa CDM lascerà il sangue sul parquet in ogni partita”.

- Un messaggio ai tifosi della CDM?

“Il vostro sostegno instancabile, la vostra voce sugli spalti, e la vostra passione saranno la benzina per spingerci a dare sempre il massimo. Siete il nostro motore, la nostra forza nei momenti difficili e posso garantirvi che ci divertiremo e andremo a raccogliere tante soddisfazioni insieme”.

I TRE ANNI IN BRASILE - Ma cos’ha fatto Ricardo Caputo in questi tre anni lontano dall’Italia? A svelarcelo è stato lo stesso Caputo, che si è raccontato ai canali ufficiali della CDM (LEGGI QUI).

“La cosa principale che ho fatto è stata godermi i miei figli, che è stata la motivazione principale che mi ha spinto a tornare in Brasile. Volevo avere il tempo di seguire la loro nascita e i loro primi anni di vita. La passione per il futsal comunque non è cambiata: ho giocato tanti tornei in Brasile, qui si gioca praticamente tutto l’anno. Ho anche avviato la mia scuola di calcio a 5, in collaborazione con il Napoli, e poi ho potuto seguire ancora più da vicino il progetto benefico grazie al quale riusciamo ad aiutare più di 70 bambini bisognosi. Prima mi ci potevo dedicare come volontario solo durante il mio tempo libero, in questi anni invece ho potuto seguirlo più da vicino e farlo crescere grazie al mio ruolo di coordinatore insieme al Comune”.

Lorenzo Miotto