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07/09/2023 00:17

Azzurrini bravi, ma non è bastato. La Slovenia come (un anno fa) la Polonia: un trend da invertire

Per prima cosa, gli applausi. Diciamolo francamente: gli Azzurrini vanno applauditi per come hanno preparato prima e affrontato poi gli Europei di Porec. L’eliminazione, dura da digerire dopo aver avuto su un piatto d’argento l’accesso alle semifinali, nessuno se l’aspettava dopo le belle prestazioni con Ucraina e, soprattutto, Finlandia: Bellarte ha commentato che è la legge dello sport e va accettata. Nessuno può dargli torto. Anche perchè il Ct ha portato in Croazia una squadra costruita con la dovuta accuratezza facendo tesoro degli errori della passata edizione, ha cercato di dargli una identità e una matrice caratteriale che sfociasse nella personalità e nella concretezza che erano mancate in Spagna dodici mesi fa, quando la giovane Italfutsal si sciolse contro Polonia e Portogallo sollevando molte e comprensibili perplessità. 


Un anno dopo, purtroppo, i risultati non sono cambiati nel fine pratico, visto che a Jaen l’avventura era terminata dopo tre partite, le stesse che anche a Porec hanno prodotto l’eliminazione. Vogliamo, tuttavia, portare a casa la certezza della crescita di un gruppo che ha fatto davvero quadrato e che ha recepito il messaggio di trovare nel “fare squadra” quella componente che poteva aiutare a fare la differenza. C’è poco da obiettare sul lavoro svolto dal Ct e sottolineiamo ancora come, alla fine, Bellarte abbia cucito un gruppo che ha dimostrato di avere capacità e qualità, anche se probabilmente - ma di questo ne eravamo un po’ tutti consapevoli - non ancora in grado di tenere il confronto con le potenze continentali.


Il punto sul quale discutere, entrando nel tema dell’analisi, sta proprio sul rapporto che il nostro futsal giovanile vanta rispetto a quello di altre nazioni materialmente più avanzate. Se lo scorso anno, a Jaen, gli Azzurrini si imbatterono nella Polonia come loro castigatrice, stavolta i panni del carnefice li ha indossati la Slovenia. Con la differenza - rispetto a Porec - che nell’edizione spagnola fu il Portogallo, che poi conquistò il titolo, a menarci di brutto chiarendo eloquentemente quanto divario esisteva tra noi e le nazionali di punta del movimento giovanile continentale: perchè la verità è che nella rassegna croata, il girone degli Azzurrini non era certo irresistibile, visto che nell’altro sono passate (come da pronostico) Portogallo e Spagna, con Croazia e Francia che sin dall’inizio ben sapevano che il loro destino sarebbe stato segnato se non fossero avvenuti i miracoli… che in effetti non ci sono stati.


Tralasciando l’analisi del roster dell’Ucraina, sorvolando anche su quello della Finlandia (ma senza dimenticare i grandi progressi fatti dalla Nazionale maggiore sotto la gestione Martic: va sempre ricordato che i finnici ci hanno buttato fuori dai Mondiali lituani di tre anni fa), come potersi non soffermare a fare una valutazione su quello della Slovenia? Perchè, quello che a molti osservatori sarà probabilmente sfuggito nei giorni scorsi, è che i ragazzi che Horvath ha portato a Porec, i quali nella fase di qualificazione hanno travolto il Kazakhstan che è pur sempre tra le prime cinque potenze mondiali del pallone a rimbalzo controllato, giocano quasi tutti nella Prima Lega slovena e che la maggior parte di loro hanno disputato gli ultimi playoff per il titolo nazionale vestendo le maglie di Meteorplast e Dobrepolje, per cui sono abituati ad affrontare impegni dove i contenuti di gioco sono particolarmente elevati sul piano della competizione tecnica e agonistica. Un po’ come accaduto a Jaen per la Polonia, che ci ha impallinato quattro volte ma, soprattutto, ci ha battuto senza stare a farsi particolari preoccupazioni, dall’alto di una maggiore convinzione nelle proprie risorse, poi tradotte in campo.


Ma non solo, ci sono anche un altro paio di aspetti da valutare. Il primo è sempre legato al massimo campionato sloveno, ancora una volta appannaggio del Dobovec, che vogliamo ricordare non solo è la squadra che domina da anni nel Paese con noi confinante, ma è anche quella che onora la Slovenia figurando sistematicamente tra le 16 migliori formazioni d’Europa (per dare un’idea comparativa, la Feldi Eboli è collocata nel secondo troncone, ossia dopo il 17mo posto). 


Il secondo tira in ballo le Nazionali maggiori, perchè la Slovenia, da un decennio a questa parte è un’autentica spina nel fianco dell’Italia, che pure quando ha vinto l’Europeo ad Anversa nel 2014 l’unica partita l’ha persa nel girone di qualificazione proprio contro Cujek e compagni; che nel 2018, nell’edizione continentale disputata a Lubiana, ci spedirono a casa anzitempo, ovviamente battendoci e mettendo fine all’era-Menichelli; e per completare l’opera, anche negli ultimi Europei olandesi del 2022, costringendoci ad un affannoso pareggio a Groningen, ci hanno praticamente tagliato fuori dalla qualificazione, col Kazakhstan che ha poi chiuso il conto annientandoci sul campo come nei quarti di finale di Belgrado 2016.


E allora come non porsi la domanda? Come può l’Italia del futsal dover sottostare comunque a una realtà come quella slovena, dove la prima divisione è giocata da otto squadre e i giocatori di calcio a 5 finiscono per contarsi realmente in poche migliaia sull’intero territorio nazionale? La risposta crediamo che sia molto semplice: è il livello dell’opportunità formativa che offre la competizione di punta. Era la risposta che dammo un anno fa per spiegare in chiave logica il poker rifilatoci dalla Polonia a Jaen, è la stessa che diamo oggi per provare a giustificare dove la Slovenia ha fatto la differenza, imponendoci una sconfitta che secondo noi non può essere motivata da una semplice valutazione di carattere tecnico e tattico, tanto meno da episodi di gioco avversi, ma da quella personalità “più matura” di quella dei nostri ragazzi, che nei momenti topici della sfida di Porec ha fatto pesare il piatto della bilancia verso Lubiana piuttosto che Roma.


Perchè, allora, ci domandiamo ancora, non può accadere il contrario? E anche qui possiamo rispondere in maniera molto semplice: perchè i giovani dell’Under 19 sono penalizzati dal fatto che, eccezion fatta per Schettino e Perazzetta, giocano tutti tra A2 e B (inutile citare l’A2 Elite visto che questa categoria sarà al debutto assoluto sulla scena agonistica) e pur acquisendo nella maggior parte dei casi un eccellente minutaggio, disputano campionati che non possono essere certo comparati con l’intensità delle prime divisioni di Slovenia (o Polonia dello scorso anno), men che meno con quelli di Portogallo e Spagna (che domenica, vedrete, si contenderanno la corona europea per la seconda edizione consecutiva), dove comunque l’attività giovanile viene sviluppata in maniera più funzionale alle necessità dei club piuttosto che pendendo dalle labbra di regolamenti anacronistici come quelli che regolano il futsal di casa nostra.


Impossibile, oggi, compararsi con Portogallo e Spagna sulle tematiche giovanili. Slovenia e Croazia pescano dalle principali squadre della massima serie. A breve sarà la Francia a compiere un clamoroso salto di qualità, visto che la FFF ha deciso di investire 18,4 milioni di euro per lo sviluppo del futsal partendo dalla formazione dei giovani puntando su tecnici qualificati e specifici. E va poi detto che la Russia è fuori gioco per l’esclusione decisa da UEFA e FIFA. Davanti a situazioni del genere come sperare che l’Italia possa emergere e compiere quel salto di qualità al quale la squadra di Bellarte ci aveva un po’ illuso, senza prendere decisioni campali e strutturare la nostra filiera giovanile in maniera da poter procedere con le congrue tempistiche alla formazione di quegli elementi che un domani relativamente lontano potranno confrontarsi alla pari con le grandi potenze europee, oggi evidentemente molto più avanti rispetto a noi?


Una domanda alla quale proveremo a dare una risposta esauriente nella seconda parte di questo servizio, che pubblicheremo domani.