12/06/2022 12:40
Ce n’è voluto a Diego Pires per metabolizzare l'impresa che la Cioli Ariccia è riuscita a realizzare la scorsa settimana a Salsomaggiore. Per il laterale offensivo classe 2003, tra l’altro figlio proprio del mister Everton Pires, che tutti conosciamo come Rosinha, la prima stagione il maglia amarantoceleste non poteva concludersi in maniera tanto trionfale. Ma finale a parte, Diego ha capito molto presto che questa squadra era matura per raggiungere lo scudetto.
“Ci tengo intanto a dire che questa stagione per me è stata molto positiva, sia a livello collettivo e sia a livello personale, perché sono riuscito a dare un bel contributo alla squadra ripagando la fiducia che il mister mi ha dato. A livello personale sono molto contento perché in fase realizzativa sono riuscito a segnare complessivamente, tra Under 19 e prima squadra, 48 gol. A livello collettivo, invece, arrivare nei playoff con la Serie B e coronare la stagione con la vittoria dello scudetto Under 19 è stato veramente fantastico: se all'inizio dell'anno mi avrebbero detto che sarebbe andata così avrei messo subito la firma. Ma strada facendo l’ho capito che le condizioni per arrivare lontano c’erano tutte: tanti compagni li conosco molto bene perché siamo amici da una vita, dato che la scuola calcio l'abbiamo fatta insieme. Abbiamo compreso che questa stagione era quella giusta per poter alzare la coppa più prestigiosa. Ci siamo guardati tutti all'interno dello spogliatoio - ricorda Diego Pires - ho visto tutte facce e occhi convinti che avremmo potuto farcela, con umiltà e impegno negli allenamenti, per migliorare giorno dopo giorno. Un percorso che si è concluso nei migliori dei modi, iniziato da tanti anni, che ci ha permesso di acquisire più esperienza e maturità per vincere”.
- Tu vivi una posizione piuttosto "scomoda" essendo il figlio del mister. Ma va detto che la fiducia che Rosinha ti concede sei riuscita a conquistartela con prestazioni di buon livello contornato da numeri realizzativi importanti. Sapere che è tuo padre ad allenare quanto ti ha spinto a dare di più in campo per dimostrare che lui poteva fidarsi di te? E come vivi questo rapporto?
“Fin da quando ero piccolo mister Rosinha mi ha fatto crescere con la mentalità ben chiara riguardo il nostro rapporto all'interno della squadra, cioè che i giocatori sono tutti uguali e non esiste il rapporto padre-figlio ma mister-giocatore. Lo stimo come tecnico proprio perché mi ha trasmesso che il minutaggio all'interno del campo si deve guadagnare così come devono farlo tutti i miei compagni e questo, di conseguenza, ha alzato il livello di tutti”.
- Uno scudetto non si vince tutti i giorni: cosa rappresenta per te, giocatore, il risultato ottenuto a Salsomaggiore? Si trasformerà in un trampolino di lancio importante per sperare in un futuro di prestigio in questa disciplina?
“Giocare a calcio per me è un piacere e anche una passione. Spero che questa vittoria sia la prima di tante e sono sicuro che sarà un grande trampolino di lancio per me all'interno di questo sport. Ne approfitto per ringraziare tutti coloro, in casa Cioli, che ci hanno aiutato e aperto la strada per raggiungere questo traguardo. La nostra è una vittoria di tutti.