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18/01/2024 15:50

Amatori? No, grazie! La base non va recuperata ma costruita con una politica giovanile strutturata

Ci sono degli appuntamenti, nel calendario istituzionale, che apparentemente sembrano rappresentare delle tappe ordinarie lungo il percorso stagionale ma che invece, andando a carpire quelli che sono gli umori che li accompagnano, potrebbero avere dei risvolti di grande rilevanza nelle decisioni che gli strateghi del pallone a rimbalzo controllato nostrano dovranno o si apprestano ad assumere. Appuntamenti che viaggiano in parallelo con stati d’animo che sembrano preludere a novità le quali potrebbero disegnare un nuovo corso del futsal apicale italiano, che ha bisogno di autentiche spinte innovatrici per evitare di collassare. Perchè questa è la reale situazione: il nostro futsal, allo stato attuale, rischia seriamente di infilarsi in un vortice regressivo che può ricondurlo alle condizioni esistenti ai tempi delle fasi pionieristiche della disciplina.


Di cosa stiamo parlando per cercare di fare chiarezza? Dei programmati incontri che si terranno in questi giorni in viale Tiziano 25, in cui si dovranno discutere argomenti che solo in apparenza possono sembrare relativamente importanti, ma che importanti lo sono, eccome, come lo potrebbero essere i risvolti; che vanno a incastrarsi con i colloqui che stanno tenendo le società di Serie A per tentare (meglio tardi che mai) di imprimere nuovi e determinanti impulsi al massimo campionato, nella fondata convinzione che deve essere proprio la Serie A quella parte del futsal italiano a dover studiare e pianificare - e poi attuare - nuovi progetti che possano riproporla come prodotto appetibile soprattutto sul piano della commercializzazione e, di conseguenza, di potenziali investimenti. Svestendo i panni di chi ha dovuto subire, quasi succube, gli effetti delle determinazioni epocali del febbraio 2022.


Siamo confusi, perchè non sappiamo da dove iniziare a puntare l’indice, perchè nella sostanza è quello che ormai ci siamo abituati a fare con questa governance, che noi additiamo di non avero mai partorito (Futsal TV a parte) un progetto convincente - e vincente - per dare un senso reale alla sua leadership. Ma c’è un argomento che, per quanto abbiamo appreso, sarà al centro della discussione sia domani, nella prima riunione annuale della commissione “trasversale” che è stata istituita dal presidente della LND, Abete, per avviare una nuova fase del nostro futsal, o comunque provare a scrivere nuove regole in proiezione di un’avveniristica unificazione della disciplina; che venerdì 26 nell’attesa consulta dei Responsabili Regionali, che mai come quest’anno si annuncia elettrizzante. Qual è il punto focale? L’istituzione e l’organizzazione del campionato Amatori.


Già. Il campionato Amatori. L’iniziativa con la quale viale Tiziano pare aver trovato la panacea per risolvere i problemi del futsal italiano. Perchè la famosa “base da recuperare”, che abbiamo più volte letto o sentito nei discorsi istituzionali, altro non è che quella frangia di ragazzetti, ragazzotti, dopolavoristi, ex calciatori e ‘calcettari’ (detta alla romana, sarà che a noi il termine ‘calcettisti’ sinceramente urta) con la panza, scapoli e ammogliati, e chi più ne ha più ne metta, che si organizzano via whatsapp e social (telefonare non va più di moda da un pezzo) per vedersi una qualsiasi sera della settimana presso un qualsiasi campo di calcetto per tirare due calci al pallone (che non deve essere rigorosamente quello ufficiale dell’Adidas), magari lasciarsi andare in funambolismi manco lontanamente assimilabili al Foglia di turno, e poi ritrovarsi attorno al tavolo di una pizzeria per concludere “alla romana” la più celebrata serata tra amici. Tutto questo nella speranza possa saltare fuori il talento inespresso o l’incompreso di turno, da tesserare al volo, et-voilà, magari ritrovartelo in Serie A, potenziale rinforzo della nostra Nazionale fuori da tutto.


Già. Il campionato Amatori. Ecco dove vanno a finalizzarsi le risorse e le capacità organizzative di chi ha cuore il futsal italiano, che grazie alla evidente mancanza di una progettualità istituzionale, sommata all’attuazione di una riforma che non ha previsto alcuna pianificazione strutturale in grado di poterla supportare, sta mandando in fumo un ventennio (escludiamo magari il periodo 2018/2020) di futsal che aveva visto i nostri colori salire ai vertici continentali e mondiali, sia con le squadre di club che con la Nazionale. Che ricordiamo, tra il 2001 e il 2016 ha vinto due titoli ed è arrivata tre volte sul podio europeo; è stata vicecampione del Mondo e altre due volte bronzo mondiale: perchè questo viene facilmente dimenticato da chi inneggia alla riforma, mentre a noi piace ricordarlo tutte le volte, visto che di questi risultati ne ha beneficiato la disciplina, anche se (purtroppo) in termini di relativa popolarità.


Che poi nessuno abbia saputo sfruttare l’onda del trionfo di Anversa nel 2014 per dare un serio impulso alla promozione del calcio a 5 lungo la Penisola cavalcando la sempre valida scusa della propedeuticità al calcio, è un altro discorso sul quale abbiamo espresso decine di volte il nostro parere. Ora invece che si fa? Si attua e si continua a insistere su una riforma inutile, che invece di agevolare la qualificazione della disciplina a favore dei giocatori nostrani, non solo non ha abbattuto i costi ma ha prodotto un eloquente ridimensionamento della qualità dell’attività partendo dai campionati apicali nazionali a scendere. Al contrario di quelli regionali, che paradossalmente hanno visto lievitare la loro competitività per effetto degli errori programmatici sulla partecipazione al gioco che hanno spinto decine e decine di “non formati” a preferire la C1 e anche la C2 pur di continuare a vivere la loro esperienza nel Belpaese con una adeguata remunerazione. La verità è che nessuno, ben conoscendo il problema, poi si è mai realmente preoccupato di uniformare le regole del gioco permettendo ai 19 Comitati Regionali di organizzare i propri campionati senza rapportarsi normativamente a quelli nazionali. Che sono esattamente tutt’altra cosa.


Questa governance si appresta a commettere un altro clamoroso errore, ignorando la necessità di impiantare un progetto di rilancio, ma soprattutto di sviluppo del futsal, che parta dalle categorie giovanili e arrivi ad una ristrutturazione sensata dei campionati nazionali di ogni livello; tenendo sempre presente che le realtà regionali non sono corpi estranei ma periferie che devono rapportarsi e interagire con l’istituzione centrale, sempre e costantemente e non solo in quei pochi momenti in cui ci si confronta per come organizzare le fasi nazionali delle coppe regionali, oppure le fasi finali dei campionati giovanili competenti a viale Tiziano, che tra l’altro non sono tutti visto che fino all’Under 17 la gestione è pertinente al Settore Giovanile e Scolastico. E qui emerge subito il primo grande paradosso: ma come può il calcio a 5 giovanile svilupparsi seguendo le direttive di tre strutture federali (Comitati Regionali, Settore Giovanile e Scolastico e Divisione Calcio a 5) differenti? Chiediamo: in altri paesi calcisticamente progrediti questa contraddizione di fondo esiste alla base dell’organizzazione dell’attività minore?


In Italia, l’attività delle fasce Under 13, Under 15 e Under 17 è di competenza dei Comitati Regionali; poi si passa sotto l’egida del Settore Giovanile e Scolastico che organizza le finali per l’assegnazione degli scudetti di categoria. Quella delle fasce Under 19 e Under 21 è ancora di competenza dei Comitati Regionali laddove (per l’Under 19 Nazionale) il riferimento di base è la Divisione Calcio a 5, che poi è deputata all’organizzazione anche delle fasi finali di questi due campionati. Ma, ragionevolmente, è una cosa logica? Una parte dei campionati iniziano da una parte e finiscono da un’altra; un’altra parte comincia da una parte e finisce da un’altra ancora!


E allora, per chiudere il nostro ragionamento, è più importante discutere dell’organizzazione del campionato Amatori oppure mettere mano ad un vero e serio progetto che permetta al futsal di radicarsi in ambito giovanile, partendo dall’attività di base per poi svilupparsi nelle categorie preagonistiche e agonistiche, cominciando a creare le condizioni per ampliare l’offerta con l’espansione e il consolidamento di una filiera che permetta alle società di futsal di arrivare un giorno (che non sarà purtroppo vicino) a poter disporre, dentro casa, di un autentico serbatoio dal quale attingere? Senza dimenticare che in questo discorso di costruzione bisognerà mettere mano in modo significativo all’introduzione di un’ulteriore categoria che possa offrire ai club l’opportunità per portare a completamento il ciclo formativo dei propri tesserati: i risultati scadenti che i colori azzurri hanno riportato nella loro partecipazione agli ultimi Europei, prima in Olanda e poi in Croazia, non ne procrastinano più l’esigenza. 


Ritenere che l’Under 19 Nazionale di oggi possa essere considerato il campionato in grado di plasmare i giovani per un lancio impattante in Serie A è la valutazione più sbagliata che si possa fare. Ma non è questa la sede in cui bisogna far notare ai governanti del futsal, che c’è necessità di cambiare le regole della categoria, chiaramente inappropriate per le necessità dei club di prima fascia. E’ un discorso che evidentemente resta agganciato all’opportunità di impostare un nuovo progetto per il futsal giovanile, mirato e finalizzato a rendere fattibile quel ricambio generazionale che l’attuale livello formativo non permette assolutamente di sostenere almeno nei campionati di punta, tenendo ben presente che la politica riguardante le competizioni giovanili va appunto totalmente rimodulata e riorganizzata, se vogliamo sperare che il futsal possa dotarsi di quegli strumenti, tecnici e qualitativi, che possono sostenere fattivamente i club nella prosecuzione della propria attività e in un futuro sereno.


Altroché il campionato Amatori…