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06/04/2023 09:55

A proposito di obbligatorietà giovanile... Under 19 tutta da rivedere, Squadre B dimenticate. E...

Vogliamo subito mettere in chiaro una cosa nel momento in cui decidiamo di affrontare un argomento delicato come l’obbligatorietà giovanile. Partiamo da un concetto per noi assolutamente trasparente per non essere tacciati di essere solo bastian contrari, visto che a Calcio a 5 Anteprima ormai è riconosciuta la nomea di contestatrice per eccellenza: l’attività minore è la base primaria per tutte le società impegnate nei campionati di futsal nazionali e anche per noi su questo principio, insomma, non ci piove. 


Ma solamente per una categoria, a nostro avviso, va prevista l’obbligatorietà: l’Under 19, per una questione di serbatoio naturale delle prime squadre. Alla quale sommiamo la Scuola Calcio, intesa fino alla soglia dei 13 anni, limite dell’ambito della propedeuticità agonistica. Questo perchè i giovani che vengono avviati al futsal in quelle specifiche fasce di età (che in base alle direttive del Settore Giovanile e Scolastico non sono considerate agonistiche) hanno la possibilità di venire realmente formati da istruttori che devono tuttavia essere abilitati all’insegnamento di base e riconosciuti con una qualifica pertinente per il futsal dal Settore Tecnico della FIGC. 


Tutto il resto è totalmente discutibile perchè sulla questione dell’obbligatorietà intesa in generale, chi prende le decisioni in questo senso, continua a non considerare tutti quegli aspetti che possono influire sull’organizzazione dell’attività giovanile e condizionarne lo svolgimento: carenze infrastrutturali, scarsa disponibilità di atleti e stato demografico del territorio di ubicazione della società, senza scartare la condizione morfologica dell’area che il più delle volte rende complicati i trasferimenti fino a scoraggiarli.


Poter svolgere attività giovanile in queste condizioni se non impossibile è quanto meno complicato. La possibilità di avere a disposizione strutture adeguate varia da comune a comune e nella maggior parte dei casi convive con altre discipline con le stesse identiche difficoltà di base. Attuare un’operazione di “casting” zonale, finanche porta a porta, laddove la densità di popolazione è bassa, non permetterà mai di raggiungere i numeri sufficienti per l’allestimento di organici per le fasce d’età agonistiche, fattore di difficoltà che sale inevitabilmente laddove si è in presenza di processi demografici decrescenti; senza dimenticare che svolgere attività sportiva in zone di pianura è relativamente più semplice rispetto a farlo in casi di comunità ubicate in altura o in territori montuosi. Insomma, fare attività giovanile a Isola d’Asti non è come farla a Roma, farla sull’isola d’Ischia non è come a Mestre, tanto per far capire il concetto.


Non si può pertanto imporre l’obbligo di far svolgere attività giovanile nei termini che il Consiglio Direttivo ha sancito lunedì: un ragionamento che ci sentiamo di non estendere, tuttavia, alle società di Serie A, dove sussistono le condizioni tanto logistico-organizzative quanto economiche per lavorare con profitto sui vivai. Ma che calza per tutto il resto dello scenario peninsulare, laddove lo svolgimento dell’attività giovanile si deve confrontare con quello che è l’avversario decisamente più ostile: il calcio. Inutile girarci attorno: in qualsiasi comunità il calcio la fa da padrone, che sia professionistico o dilettantistico, ispirando i sogni di una moltitudine di bambini e adolescenti (e anche dei loro genitori, ma vogliamo metterci anche la tv?) che vivono nel miraggio di diventare campioni del pallone. E anche lo stesso discorso delle collaborazioni con società che già operano in campo giovanile nel calcio, come consentito dal testo pubblicato nel comunicato numero 1, se a primo impatto apparivano in grado di agevolare il rispetto delle disposizioni, non s’è dimostrato la panacea del problema. 


E poi ci sono gli aspetti paradossali delle regole. E’ il caso del campionato Under 19 nazionale, sul quale - come già annunciato a suo tempo - avremo modo di fare un adeguato (e necessario) approfondimento per cercare di suggerire un format che possa valorizzare un torneo che allo stato attuale è inutile, soprattutto per gli effetti sulle categorie apicali del nostro movimento. Vi ricordate la regola del giocatore “over” che era stata introdotta nella passata stagione a fronte della mancata sussistenza degli obblighi per l’utilizzo di “fuori quota”, giustificandone l’attuazione sull’esempio di quanto accade nelle squadre Primavera del calcio? Non stiamo in questa sede a citare le decine di prese di posizione di totale contrarietà arrivateci dai quattro angoli d’Italia, ma fa enormemente piacere rilevare che dai criteri per la partecipazione al gioco della nuova stagione è stata rimossa. E aggiungiamo giustamente. Ma al di là di questa “novità”, crediamo pure che chi abbia scritto le nuove regole si sia perso qualcosa per strada. 


Leggiamo testualmente il passaggio del comunicato stampa redatto a margine del Consiglio Direttivo di lunedì scorso: “…Under 19 maschile e femminile, minimo 80% di giocatori/giocatrici formati/e in distinta gara”. Che significa? Che letta inversamente, la disposizione dice che il 20% (massimo) dei giocatori da inserire nelle distinte delle squadre partecipanti al campionato Under 19 nazionale, quindi anche relative a società di Serie B, può essere composto da giocatori “non formati”. Ergo su una rosa di 10/12 atleti, almeno due possono non avere lo status di “formato”! Ma come? In Serie B l’obbligo è per un solo e unico “non formato” mentre la stessa società, nell’Under 19 (ricordiamo obbligatoria per tutte le categorie nazionali) ne può utilizzare addirittura due? Ma la riforma non andava nella direzione della valorizzazione dei giovani italiani? Da restare veramente senza parole! 


E’ delle squadre Under 23, le tanto auspicate Squadre B, ne vogliamo parlare? Sarebbero quelle squadre che verrebbero allestite recuperando tutti i giocatori che uscirebbero dall’Under 19 o dall’Under 21, in cerca di collocazione, o i delusi intercettati magari dal calcio, che potrebbero ritrovare nel futsal una nuova opportunità agonistica. Formazioni-serbatoio che all’inizio di questa stagione diverse società di Serie A auspicavano di iscrivere in Serie B, considerata sicuramente una categoria più performante rispetto all’Under 19 e in grado di preparare i giovani considerati all’altezza delle prime squadre. Ricordiamo il presidente Bergamini che ne parlava anche in modo enfatico quando spiegava i contenuti del suo programma elettorale: che fine hanno fatto? Ve lo diciamo: il Quarto Piano (alias la LND) non ha concesso la sempre necessaria deroga alle NOIF perchè nell’ordinamento calcistico le Squadre B non sono contemplate, per cui niente da fare.


Il caso limite? Il Petrarca alla fine s’è visto negare anche la possibilità di far giocare la sua squadra Under 23 sia nella C1 veneta che in quella dell’Emilia Romagna: i giovani in procinto di compiere il salto in Serie A si stanno affinando (sigh!) nel 'performante' campionato di Serie D (esatto: Serie D!) della provincia di Padova! Questo per conoscenza di coloro che, poi, cercano puntualmente di fare raffronti con il futsal spagnolo e portoghese, oppure di chi si meraviglia perchè le società di Serie A vanno all'estero alla ricerca di giocatori, soprattutto giovani, già in grado di calcare i parquet della massima divisione.


IL PREMIO GIOVANI - L’ultima cosa, anche per evitare che il servizio non sia prolisso al punto da disinvogliarne la lettura fino in fondo. Sempre lunedì scorso, il Consiglio Direttivo ha deliberato la destinazione di 199mila euro come premialità per quelle società che dimostreranno di essere le più virtuose e “…che avranno promosso una rilevante “politica dei giovani” nell'ambito dei propri organici”, così riporta il testo del comunicato stampa pubblicato con particolare rilievo sul sito della Divisione Calcio a 5 (LEGGI QUI). Ora, fermo restando il fatto che la somma è sicuramente rilevante, non si può certo non segnalare che quanto messo nel piatto per la stagione 2022/2023 è inferiore tanto ai 255mila euro destinati ai “club meritevoli” per il 2021/2022 (CONSULTA QUI IL COMUNICATO N.1495/2022) che ai 333mila previsti dall’allora commissario straordinario Nuccio Caridi per il 2020/2021 (VISUALIZZA IN FONDO ALLA PAGINA IL COMUNICATO 251/2020). 


Detto in breve, si insiste nel rendere l’attività giovanile obbligatoria, si determinano i vincoli ai quali sono costretti ad adeguarsi le società di Serie A (che nella stagione 2023/2024 dovranno partecipare ai campionati Under 19, Under 17 e Under 15 oltre a organizzare l’attività di base), che di A2 e B (stessi obblighi con la possibilità di optare per l’Under 17 o l’Under 15) ma anche quelle di Serie A femminile (obbligatoria l’Under 19, mentre nessun obbligo è previsto - perchè mai? - per quelle di Serie A2); però le risorse destinate alla “promozione giovanile” sono il 22% inferiori a quelle stanziate lo scorso anno e addirittura quasi dimezzate (-134mila euro) rispetto al 2020/2021! E ci fermiamo qui.


cas.






Nella foto di Paola Libralato (Divisione C/5): l'esultanza della Cioli Ariccia, campione d'Italia Under 19 Nazionale


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