12/12/2022 21:10
Un “caro angelo” sta per planare sulle alture dell’Irpinia, per poter rialzare i giri del motore di una Sandro Abate perennemente alla ricerca di un giocatore nel quale la tribù avellinese si possa identificare. Ma non è certo quello scolpito dalle parole del grande successo di Battisti scritto da Mogol nel 1973. Stavolta gli uomini di mercato che operano per conto di Massimo Abate starebbero per mettere le mani su un vero e proprio “craque” internazionale, uno che sin dai primi vagiti col pallone a rimbalzo controllato ai piedi ha fatto vedere cose incredibili. Magie, giochetti, finezze, prodezze... e chi più ne ha più ne metta. Davvero un qualcosa di clamoroso… E' come se un mago degli Harlem Globetrotters venisse ingaggiato in una squadra "normale": ne diventerebbe immediatamente il trascinatore, un idolo, un vero e proprio simbolo.
Un “caro angelo”, a tutti gli effetti, pronto a curare i mali di una Sandro Abate che potrebbe finalmente spiccare il volo verso quegli obiettivi da anni sognati e che appaiono ancora come traguardi effimeri. Il pedigree parla da solo: ha giocato in Spagna (al Caja Segovia di un certo Velasco che aveva appena salutato l’Italia dopo l’ennesimo scudetto alla Luparense), in Colombia, in Francia (all’ACCS l'anno prima che vi si trasferisse Ricardinho). E poi in Kuwait, Repubblica Ceca, persino Cipro, con un comune denominatore: ogni partita era uno spettacolo, da spellarsi le mani.
Proprio Battisti cantava ne “Il nostro caro angelo”… “è uno slogan falsità”. Fidatevi, non è così!