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07/05/2025 10:45

"Formato in Italia", "formato della società", impiego dei "non formati": i club chiedono chiarezza

E’ indubbio che Calcio a 5 Anteprima passa sempre per la testata che deve trovare il modo per polemizzare, contestare, criticare, ribattere su quello che fa la Divisione Calcio a 5 anche sull’aspetto delle normative che troveranno applicazione per la partecipazione al gioco. Tanto per essere più precisi, stiamo parlando della serie di innovazioni che verranno attuate dal prossimo primo luglio, pertanto in vigore dalla stagione 2025/2026, circa la “gestione” dei calciatori “formati” e “non formati”. 


Sia ben chiaro che apprezziamo la volontà della governance Castiglia di risolvere in maniera concreta le storture che la Riforma Bergamini ha prodotto nel nostro futsal provocando difficoltà oggettive e sulle quali abbiamo più volte calcato la mano in maniera fortemente sindacabile: però non deve passare in questa nuova fase l’andante - se ci viene permesso - del “fatta la legge scoperto l’inganno”, perchè vogliamo credere che le regole che dalla prossima stagione saranno introdotte nella gestione della nostra disciplina, e non solo ai massimi livelli, siano facilmente applicabili e, soprattutto, chiare nella loro interpretazione. Perchè per come sono state presentate chiare non lo sono per niente.


L’attenta lettura del comunicato stampa diffuso dalla Divisione Calcio a 5 nella serata di ieri dopo la riunione del Consiglio Direttivo (che poi, detto sinceramente, ma perchè queste sessioni, nelle quali vengono prese decisioni importanti per il nostro futsal non vengono annunciate? In viale Tiziano temono che i rompiscatole di Anteprima inizino a criticare prima? Almeno così lo possono fare a giochi fatti…) ha portato in evidenza alcuni passaggi sulle nuove regole alla partecipazione al gioco che noi crediamo debbano essere chiariti direttamente dal Palazzo, anche perchè vorremmo evitare di passare come i surrogati della Divisione Calcio a 5 e dare chiarimenti avventati su questioni delle quali conosciamo solo la cima dell’iceberg e non la parte sommersa, che deve venire effettivamente spiegata da chi l’ha concettualmente concepita per permetterne la corretta comprensione.


Il primo punto riguarda il ruolo della formazione in Italia. La domanda è: se un giocatore di età compresa tra i 15 e i 21 anni viene tesserato in Italia e vi gioca per tre stagioni consecutive è da intendere che lo status “formato in Italia” valga anche pur avendo giocato in quelle tre stagioni in tre società diverse? Deve essere logicamente così (troppo semplice dire “si allinea alle regole del calcio a undici”), perchè altrimenti, giocando con la stessa società per lo stesso periodo, lo status acquisito sarebbe quello di “formato della società”, e potremmo percepire una diversa attuazione riguardo le quote per la partecipazione al gioco. E comunque, se un giocatore viene tesserato a 15/16 anni, per due stagioni gioca in due società diverse e poi per tre consecutivamente con un unico club, lo status acquisito dopo i primi anni di “formato in Italia” verrà modificato automaticamente in “formato della società”?


Il secondo, un po’ più mirato verso la Serie A, si riferisce proprio al nuovo status di “formato della società”, dove in effetti c’è necessità di fare una riflessione più particolareggiata. L’introduzione del nuovo status era stato anticipato nei mesi scorsi e puntava a dare valore all’attività formativa dei club andando ad eludere l’obbligo di effettuare il tesseramento del nuovo calciatore prima del compimento del 14esimo anno di età per far si potesse acquisire di default lo status di “formato in Italia”, concedendo quindi un lasso di tempo anagraficamente maggiore e permettendo alle società di poter procedere con i tesseramenti atti a condurre allo status di “formato della società” prima che venisseto compiuti i 18 anni, considerando il termine triennale del tesseramento per ottenere il riconoscimento.


Un problema, se vogliamo identificarlo come tale, che non si pone per i club che non siano di Serie A, perchè il testo del comunicato di ieri recita espressamente che il roster della Prima Squadra (da presentare ufficialmente dalla prossima stagione) dovrà essere compilato solo dai club della massima serie. E in questo roster, nelle quote previste, tre giocatori dovranno essere “formati dalla società”.


La domanda che poniamo è la seguente: se dal primo luglio nella lista dei 20 (che dovrebbe risultare bloccata, ossia non più modificabile) dovranno essere inseriti tre giocatori con quel nuovo status, come si potranno individuare i tre neo “formati dalla società, che devono aver certificato almeno tre anni di permanenza nello stesso club, se la stessa regola andrà in vigore solo dal primo luglio 2025, ossia solo dalla prossima stagione? 


Ergo, se la Serie A ha l'obbligo di inserire nella lista tre giocatori con lo status "formato dalla società", ad oggi in tutta Italia non ne esiste nemmeno uno con quelle caratteristiche normative, perchè la regola ancora non è entrata in vigore e per forza di cose deve essere considerata retroattiva per almeno tre stagionalità. Questo per consentire alle società di Serie A di soddisfare l'obbligo della quota prevista dalla nuova disciplina sull'impiego dei calciatori.


La Divisione questo deve chiarire, oltre che far comprendere come devono comportarsi le società militanti nelle altre categorie in relazione alla composizione dei propri organici e ci riferiamo evidentemente non al numero dei “non formati” che potranno essere utilizzati in gara (che, lo chiariamo noi una volta per tutte, resteranno invariati rispetto alla stagione 2024/2025), bensì ai numeri riguardanti gli altri status interessati: interpretare è una cosa, formalizzare le modalità di attuazione è ben altro.


Ma non solo. Viale Tiziano deve altrettanto chiarire le disposizioni sull'impiego dei giocatori "non formati" e "non formati in Italia" specificatamente in Serie A. Originariamente si era concordato per ripristinare i cinque "non formati" di cui quattro sarebbero potuti andare in lista: adesso, al cospetto di queste nuove regole, quanti se ne potranno utilizzare effettivamente se alle società di Serie A viene consentito di arrivare ad avere complessivamente sette "non formati"? Restano sempre quattro e tre vanno in tribuna o si potranno utilizzare tutti quelli consentiti?


Le nostre sono solo domande, che servono a chiarire meglio il quadro che si sta cominciando a prospettare e che verrà disegnato dal prossimo primo luglio. Attendiamo risposte, ma soprattutto le attendono le società che le nuove regole dovranno adottarle (e rispettarle).