20/05/2025 12:15
Sta tenendo banco negli ultimi giorni la discussione sulle nuove disposizioni inerenti gli status di “formato in Italia” e “formato dalla società” che rappresentano le maggiori novità che verranno introdotte dal punto di vista regolamentare riguardo l’impiego dei calciatori nella stagione 2025/2026. Normative annunciate dalla Divisione Calcio a 5, varate nell’ultimo Consiglio Direttivo, ma che oggi sono al centro delle varie interpretazioni visto che da viale Tiziano non è stata ancora prodotta alcuna iniziativa che possa consentire a tutte le società di comprendere appieno del funzionamento delle regole che saranno ufficialmente in vigore dal primo luglio.
Nel corso della riunione che si è svolta nel corso della settimana appena salutata, che ha visto attorno al tavolo del confronto i vertici istituzionali con le società di Serie A, si è cercato di chiarire i principali aspetti riguardanti la corretta applicazione delle nuove disposizioni soprattutto da parte dei club del massimo campionato, che saranno i destinatari della maggior parte degli obblighi relativi alla partecipazione al gioco a partire dal prossimo torneo.
Tre le condizioni precipue evidenziate nella circostanza. La prima relativamente alla corretta interpretazione delle modalità di formazione in Italia, esplicate con il comunicato n.29/A del 4 agosto 2022 (CONSULTALO QUI), che riguarda tutti quei giocatori che in passato hanno militato nei campionati nazionali ma senza acquisire lo status di “formato”, che questa nuova disposizione regolamentare permette di recuperare, considerando un periodo massimo di 1080 giorni (o 36 mesi) complessivi giocati dal momento del primo tesseramento per un lasso di tempo di tre stagionalità sportive seppur non consecutive, anche in caso di inattività per svincolo. Una norma che interessa nello specifico tutti coloro che sono stati tesserati prima del compimento del diciottesimo anno di età e che nel periodo contemplato, compreso nella fascia di età dai 15 ai 21 anni, abbiano anche sospeso l’attività in Italia.
Dunque, viene considerato un “formato in Italia” quel giocatore di età compresa tra i 15 (o l’inizio della stagione nella quale abbiano compiuto 15 anni) e i 21 anni (o la fine della stagione nella quale hanno compiuto 21 anni) che dalla data di acquisizione del primo tesseramento abbia giocato, in quella fascia d’età, tre stagionalità anche in club diversi, considerando altresì un periodo di 1080 giorni (o 36 mesi) se nel corso del tesseramento il giocatore sia stato inattivo. La stagione, questa la cosa importante, intercorre tra la prima e l’ultima data ufficiale del campionato di competenza.
Diverso, invece, il discorso che è stato approfondito per la formazione cosidetta “dalla società”, contemplata dalle nuove regole in merito alla compilazione della lista dei giocatori utilizzabili dalle squadre di Serie A che verrà introdotta dal primo luglio. Dei venti nominativi, come detto in altre circostanze, tre devono risultare “formati dalla società”, ossia giocatori di età compresa tra i 15 e i 21 anni che hanno maturato tre stagioni di tesseramento continuative con il medesimo club (o anche non continuative, ma con il club che ha operato il primo tesseramento che detiene la titolarità del vincolo). L’oggettività del problema è legata alla mancanza complessiva di giocatori rientranti in questa categoria, pertanto alle società di Serie A è stata concessa la facoltà di inserire o meno tesserati con questo status, potendo limitare a 17 il numero dei giocatori da comunicare a inizio campionato; fermo restando l’inserimento in quella specifica voce di tesserati che nel corso della stagione acquisiscano i requisiti richiesti.
Quelle società che alla data di inizio della nuova stagione dispongono di “formati della società” avranno l’obbligo di inserirli nella “rosa” che potrà essere integrata qualora, nel corso della stagione, altri giocatori acquisiranno lo status (oppure procedendo alla sostituzione di un “formato dalla società” per un altro magari ritenuto più impattante). Disposizione, questa, che va chiarito, interesserà solamente le società partecipanti al campionato di Serie A, in attesa di capire se l’obbligo venga in futuro previsto anche per i club delle categorie inferiori.
Una normativa, in conclusione, che ragionevolmente è destinata ad aprire nuovi scenari alla partecipazione al gioco, anche se non risolverà completamente il problema della mancanza di risorse per processare un cambio generazionale sul quale il futsal italiano, al momento, è in ritardo rispetto ai principali competitori continentali.