24/03/2025 19:51
“Avevo detto che volevo incidere, stiamo percorrendo la strada giusta per far crescere uno sport del quale ti innamori quando lo vedi. I numeri su YouTube e su Sky sono da capogiro. Siamo estremamente soddisfatti, le società ci stanno testimoniando un grande affetto per i risultati che stiamo ottenendo sul campo’’.
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Così parlò il presidente della Divisione Calcio a 5, Stefano Castiglia, l’indomani dell’epilogo delle Finals di Coppa Italia disputate nelle Marche. Tutto vero. Non si può dire certo il contrario perchè i dati, di fatto, sono esattamente quelli. Ma si badi bene: per la Serie A. Per il resto parliamo di ben altro. Sulla Serie A non abbiamo argomenti per contraddire il numero uno di viale Tiziano: ma sia ben chiaro, se quei numeri non li ottiene la Serie A con tutto il battage pubblicitario fatto, con tutte le politiche di promozione portate avanti nelle settimane precedenti, chi potrebbe farli altrimenti? Ci stanno e ne siamo ben felici, ci mancherebbe altro! Perchè domenica sera, quando a un certo punto il contatore delle utenze collegate in simultanea su YouTube recitava 7020 (vedi foto in gallery 1), non possiamo certo dire che non ne siamo rimasti colpiti. Certo che si.
Ma esaltare, giustamente, i numeri significa anche mascherare il problema. Perchè un problema c’è. E chi dall’interno non se n’è accorto, dall’esterno è stato evidente. Un problema che si riduce a una domanda: perchè la stessa attenzione della Serie A non è stata messa nella pianificazione e nella gestione delle altre finali di Coppa Italia che rientravano nell’evento marchigiano? Perchè si è deciso di trasformare un evento in quel “maxi evento” che è entrato nel lessico calcettistico dei giorni scorsi, che di maxi ha avuto solo il gran numero di partite disputate nel fine settimana ma che nella sostanza ha prodotto visibilità concreta solamente per la Serie A, concentrata nella location principale, articolata nel corso di cinque giorni al contrario delle altre rassegne sacrificate a disputarsi nel breve evolversi di poche ore?
La Serie A2 Elite, la seconda categoria del nostro futsal, ha visto giocare le semifinali il venerdì sera e la finale alle 14 del sabato, collocata in un orario dove si giocano solo gli anticipi del sabato, concordati quando di mezzo ci sono le squadre isolane, ma che nonostante tutto la sua discreta cornice di pubblico se l’è creata (ma si stava al PalaTriccoli…).
La Serie A2, parcheggiata nel deserto del PalaSavelli di Porto San Giorgio, con le semifinali del sabato inevitabilmente soffocate dalle semifinali della Serie A che peraltro non solo costituivano il piatto forte dell’offerta sportiva del sabato sera, ma erano programmate praticamente in concomitanza con le sfide sangiorgesi e per di più godendo di una piattaforma televisiva decisamente più stuzzicante del canale YouTube della Divisione Calcio a 5 (che, per carità, tanto bene ha fatto nell’occasione). Ma vuoi mettere Sky in chiaro? E vuoi mettere anche che a Porto San Giorgio, come era accaduto nel weekend precedente quando si erano giocate le finali delle coppe di Serie C e Under 19, sugli spalti del PalaSavelli erano presenti quei pochi affezionati riconducibili al seguito delle sole squadre finaliste? Ergo, tribune malinconicamente vuote. Eppure di fronte c’erano Bitonto e Italpol, OR e Real Fabrica, due neopromosse, una quasi e una ex capolista del proprio girone: non proprio le ultime arrivate potremmo dire.
E che dire della Serie B? Che dire dell’affluenza di Falconara? Chi è sceso in campo ha pensato a giocare, ma chi ha seguito le dirette video non ha potuto far altro che constatare le poche chiazze di spettatori presenti frontalmente alle telecamere, a rappresentare il disinteresse per una rassegna che ha pensato ad ottenere il massimo dalla Serie A, relegando tutto il resto al ruolo di comparsa nel sottoclou del “maxi evento”.
Presidente Castiglia, è stata la sua prima Final Eight da numero uno della Divisione Calcio a 5. Ma noi vorremmo che la prossima che avrà modo di guidare, possa essere ancor più mastodontica nei numeri e nei riscontri, soprattutto negli spettatori, che comunque, vorremmo ricordarle, erano un terzo in meno di quelli registrati a Faenza nel 2019 quando la finale della prima Coppa Italia itinerante, partorita dalla governance Montemurro, che oppose Italservice Pesaro e Acqua&Sapone portò al PalaCattani più di 4500 persone. Certo, si può sicuramente migliorare e crescere nei numeri, perchè il futsal di Serie A il suo appeal ce l’ha, ce l’ha sempre avuto (come dimenticare i sold-out di Conegliano, Padova e Pescara del glorioso passato?) e sicuramente ce l’avrà nel futuro.
Ma per cortesia, ci restituisca il piacere di vedere le altre finali di Coppa Italia giocate nei palazzetti delle squadre finaliste, di quelle che si candidano per organizzarle, che si attivano in profondità nei loro territori per creare l’indotto di simpatizzanti che si sposta sugli spalti per seguirle e far si che le tribune siano affollate e non ingiustamente vuote come è accaduto a Porto San Giorgio, Falconara e anche a Jesi nella finale di Serie B. Tutte le società si meritano i loro momenti di gloria, vedere appagati gli sforzi giocando in impianti pieni di tifosi e, perché no, anche di curiosi; e non importa certo se della squadra del posto. Credevamo che i due anni a Policoro fossero stati di lezione (non pensiamo al giorno delle finali, ricordiamoci piuttosto di quelli precedenti). Di Jesi ci prendiamo il successo della Final Eight di Serie A e plaudiamo ai numeri evocati da Castiglia (poi, magari, ci aspettiamo che l’Ufficio Comunicazione li fornisca nel concreto).
Ma per favore, basta con le competizioni da sottoclou. A2 Elite, A2 e B (anche C e Under 19) si meritano altro. Per favore, ridateci le loro finali…