18/04/2025 13:00
Sono 19 i timbri in campionato per Francesco Martino. Il pivot reggino ha contribuito con le sue reti e le sue giocate (e la sua esperienza anche al di fuori del parquet) alla vittoria del campionato della Gallinese, neopromossa in Serie C1. Con lui abbiamo ripercorso le tappe che hanno condotto in Serie B la squadra del presidente Latella.
Francesco, terza stagione per te con questa maglia.
“Sì, una terza stagione che era iniziata con una scommessa,
sul piano personale, visto che il ricordo dell’annata passata era ancora vivo e
la delusione era ancora tanta. Perdere a pochi secondi dalla fine non è bello e
mi sentivo in dovere di cercare di realizzare questo piccolo sogno. Grazie al
supporto di tutti i giocatori e degli addetti ai lavori ci siamo riusciti a
realizzare qeusto piccolo sogno, pur non essendo i favoriti; nessuno credeva in
quello che poi invece siamo riusciti a realizzare”.
Hai già vinto recentemente questa categoria…
“Ho avuto la fortuna di vincere questo torneo qualche anno
fa con il Cataforio e vincere è sempre una bella sensazione. Quest’anno, però,
ha un valore diverso perché, ripeto, non eravamo i favoriti ed è stato un
campionato tosto fino all’ultimo. Quando si gioca un campionato così non è mai
facile reggere soprattutto dal punto di vista psicologico, sapendo che c’è un’altra
squadra sempre a pari punti. Ma in questo il mister è stato molto bravo, è
stato lui il nostro vero punto di forza visto che ci ha sempre mantenuto lucidi
sotto il profilo mentale, traendo il massimo da ognuno. Un plauso per il lavoro
straordinario anche a Massimo e Sandro, lo scudo dello spogliatoio,
fondamentali per questa stagione”.
Ed è stato senza dubbio importante riportare un’altra
formazione reggina nel futsal nazionale.
“Sicuramente è un motivo di orgoglio avere portato un’altra
squadra reggina nel nazionale e Gallina sta diventando una piazza importante. Mi
aspetto e spero che altre società di Reggio facciano questo salto di categoria perché
c’è bisogno sia per il movimento sia per la crescita dei giovani”.
La dedica del “tagliagole”.
“La dedico a me stesso, perché so quello che sopporto ogni
anno e poi lo dedico alla mia ragazza ed alla mia famiglia che mi sopportano
quotidianamente. Dopo una giornata di lavoro, l’allenamento e la cena tardi… se
non ci fossero loro a permettermi di poterlo fare, difficilmente ci sarei riuscito”.